Cgil: ricorso alla Commissione europea contro la riforma del lavoro del governo Renzi

Nel mirino del sindacato la parte della legge 78 che estende i contratti a termine


La Cgil ha presentato un ricorso formale alla Commissione europea contro la riforma del Lavoro varata dal governo Renzi in quanto il decreto Poletti sarebbe "in contrasto con le direttive europee". La notizia la dà l'Huffington Post Italia con grande risalto, forse eccessivo visto l'effettiva portata del ricorso. È però la prima volta che un grande sindacato si spinge così in là nella lotta contro una riforma del lavoro, visto che misure del genere non erano state prese neanche in casi di provvedimenti ben più contestati.

Nel mirino della Cgil c'è in particolare c'è quella parte della legge 78 "che elimina l'obbligo di indicare una causale nei contratti a termine e sposta la prevalenza della forma di lavoro dal contratto a tempo indeterminato al contratto a tempo determinato, in netto contrasto con la disciplina europea". In pratica, con la riforma Poletti, non c'è più l'obbligo di dichiarare una motivazione per la durata dei contratti a termine, estesa fino a 36 mesi. Questa ulteriore precarizzazione del lavoro è in contrasto, secondo Susanna Camusso, con le direttive europee.

Sono quattro i punti su cui si basa il ricorso:

la causalità per il ricorso ai contratti a termine rappresentava un argine contro un loro utilizzo improprio. Eliminarne la motivazione lascia spazio a usi impropri che penalizzano il soggetto debole, cioè il lavoratore;
il combinato disposto di acausalità, rinnovi e proroghe espone il lavoratore al rischio di non riuscire a firmare mai un contratto “stabile” indicato come “contratto comune” proprio dalla normative UE, con forti penalizzazioni soprattutto per i soggetti più “a rischio”, lavoratori over 50 e donne;
si introduce un'assoluta discrezionalità rispetto ai licenziamenti;
non c'è alcuna prova statistica che all'aumento della precarietà corrisponda un aumento dell'occupazione.
L'obiettivo della denuncia, per la Cgil, è quello di cambiare norme che stanno penalizzando fortemente i giovani e i soggetti più deboli rendendo più vulnerabili socialmente ed economicamente generazioni di lavoratori.

Si tratta quindi di una denuncia "politica" basata però su criteri tecnici che l'Italia dovrebbe seguire per non trasgredire le direttive europee. Il sindacato, che aveva osteggiato il decreto del ministro Poletti, ritiene che non ci sia "alcuna prova statistica che all'aumento della precarietà corrisponda un aumento dell'occupazione". La preoccupazione del sindacato è che la combinazione di "acausalità, rinnovi e proroghe esponga il lavoratore al rischio di non riuscire a firmare mai un contratto stabile".

Da parte del governo italiano, arriva la replica di Giacono Vaciago, economista e consulente economico del ministro Poletti: "Questa è la conferma di un paese che non funziona. Si sta parlando di una legge dello Stato e di un sindacato che contro questa legge non riesce a portare i lavoratori in piazza".
The general-secretary of the General Con

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