Renzi fra il “sì” di Berlusconi e il “no” di … Goldman Sachs

A pranzo Renzi e Berlusconi troveranno l’accordo per fare imboccare la dirittura finale alle due controverse riforme, quella del Senato e quella elettorale. Il nuovo e il vecchio premier hanno di che essere contenti per avere di fatto sgominato ogni valida concorrenza, facendo terra bruciata attorno ai “dissidenti”, preparandosi a dividersi tutto il potere, elezioni o non elezioni.

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Ha ragione Renzi quando afferma: “Quanti avrebbero scommesso venti giorni fa che saremmo arrivati dove siamo?”. La domanda è un’altra: dove siamo arrivati? Quali sono le condizioni e le prospettive del Paese?

La metà degli italiani parte per una breve vacanza mentre l’altra metà sta a casa, senza soldi. I dati Istat di oggi non lasciano speranza: l’Italia è a crescita zero. La Ue è quanto meno scettica sulla possibilità che le scelte del governo italiano producano effetti positivi sull’economia. L’ultima tegolata arriva da Goldman Sachs che ha abbassato a “neutral” il giudizio sui bond dei paesi periferici di Eurolandia, usando il lapis rosso nei confronti dell’Italia.

Renzi e Berlusconi si limiteranno a fare spallucce, ma l’analisi di Goldman Sachs è impietosa: “preoccupati dell’Italia, dove i dati sull’attività economica hanno continuato a sorprendere al ribasso e le riforme istituzionali e strutturali non sono state ancora messe in atto. L’outlook fiscale si sta deteriorando, mentre i taglia alla spesa pubblica e i piani di privatizzazione sono in fase di stallo. Fino a quando il Paese non metterà in atto qualcuna di queste esigenze e la crescita economica non sarà ritornata, un aumento dei rendimenti dei paesi core spingerà gli investitori a chiedere rendimenti più elevati per i Btp, mentre tassi d’interesse più alti porteranno più grandi rischi economici e di credito”.

Più o meno ciò che diceva e dice il super commissario Cottarelli, cui Renzi ha dato sprezzantemente il benservito.

Si domanda Stefano Folli: “ Cosa conta la parziale riforma del Senato, che ormai procede spedita ma è solo al primo passaggio in Parlamento, rispetto alla sconsolante realtà della "crescita zero", cioè di un'economia stagnante, al limite della recessione? Qui è il nocciolo su cui si gioca il successo o il fallimento della stagione di Renzi e del suo stile di governo. I sondaggi d'opinione continuano a premiare il suo modo di fare scanzonato e il suo dinamismo, ma arriva il momento in cui una straordinaria capacità comunicativa non basta più di fronte alle cifre della realtà. I segnali d'allarme ci sono tutti, ma adesso si avvicina il momento della verità. Anche perché si tratta di capire quanto vale la sintonia fra Palazzo Chigi e il dicastero dell'Economia. E quanto invece la crisi sta aprendo un fossato fra i due palazzi. Sarebbe un rischio che oggi il paese non può permettersi”.

Punto.

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