Spending review: tutti gli sprechi degli enti pubblici

Cottarelli e Cantone inviano una lettera a tutti gli enti che non hanno rispettato le regole per pagare il meno possibile i servizi di fornitura. Sono centinaia.

Sono più o meno duecento - ma il numero potrebbe aumentare drasticamente - le amministrazioni pubbliche che hanno ricevuto la richiesta di chiarimenti per alcune spese che non hanno seguito il criterio del massimo risparmio possibile. Chiarimenti che arrivano da due personalità che incutono un certo rispetto, visto che si tratta del commissario alla spending review Carlo Cottarelli e del presidente dell'autorità anti-corruzione Raffaele Cantone. Tra questi enti troviamo il comune di Roma, di Perugia, di Pesaro, di Urbino, di Verona e tanti altri. Poi ci sono le università, di Milano e Genova. Aziende sanitarie della Campania e della Sardegna. Non mancano nemmeno carabinieri, polizia e il ministero della Difesa.

Ma qual è la colpa di cui si sono macchiati tutti questi enti, da nord a sud e con responsabilità completamente diverse gli uni dagli altri? Hanno violato le norme sugli appalti da tenere solo ai prezzi più convenienti per il contribuente. Le leggi approvate tra il 2006 e il 2012 obbligano tutti gli enti e le amministrazioni pubbliche a scegliere sempre e comunque l'offerta dei vari servizi (luce, gas, telefono, carburanti) più economica, utilizzando la consulenza della centrale unica degli acquisti, la Consip (o delle centrali regionali). E adesso questi enti rischiano di pagare multe da 25mila euro se esitano a rispondere ai chiarimenti e da 50mila euro se forniscono dati non veritieri.

In un solo caso si potrebbe acquistare senza utilizzare la centrale unica come intermediario, nel caso in cui si riesca a spuntare un prezzo più basso. E questo non sembra proprio essere il caso dei tantissimi enti individuati da Cantone e Cottarelli, come spiega Repubblica:

Il ministero dell'Interno per esempio si è visto recapitare almeno due lettere, di cui la prima per il pingue contratto di telefonia mobile da 4,4 milioni di euro della Polizia di Stato. I dati del ministero dell'Economia dimostrano che in media il costo è fino a oltre l'80% inferiore quando a comprare è Consip, la centrale nazionale. Ma nel 2012 il Viminale (ministro, Anna Maria Cancellieri) procede ad assegnare un appalto per i cellulari della Polizia di Stato, peraltro è tuttora in vigore. Lo fa in perfetta solitudine, senza coinvolgere Consip. E sbriga la pratica con una "procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando", si legge nel sito dell'anti-corruzione. Il ministero offre poi il bis e il tris con contratti per i cellulari dei Carabinieri (3,1 milioni) e per il traffico dati dell'Arma (2,2). Ora il Viminale ha dovuto fornire spiegazioni a Cottarelli sul perché l'ha fatto, con il rischio di sanzioni se davvero quei prezzi risulteranno superiori a quelli di Consip.

La cosa è stata scoperta senza troppa difficoltà grazie al lavoro incrociate delle squadre dell'anticorruzione e della spending review con la collaborazione del ministero dell'Economia e della Guardia di Finanza. Dal momento che tutti gli enti devono registrare i loro contratti, la lista dei sospetti è saltata fuori rapidamente. E il record di spese "non convenzionali" va al comune di Perugia, che ha pagato più di dieci milioni di euro la fornitura della luce alla città con gara scaduta a luglio 2013, e questo servizio essenziale l'ha acquistato senza minimamente prendere in considerazione la possibilità di comprare l'energia tramite le grandi centrali pubbliche. Situazione simile a Verona (7,5 milioni di euro in lampadine) e tantissimi altri comuni. Che adesso dovranno dimostrare di aver speso il meno possibile: la missione non sembra delle più facili.

Gli sprechi degli enti

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