Cina, eccidio delle forze armate: 2400 uiguri massacrati il 28 luglio

Le forze di sicurezza cinesi avrebbero massacrato 2400 uiguri nella regione autonoma dello Xinjiang e impongono il coprifuoco per ripulire le strade dai corpi. E' il peggior eccidio da piazza Tienanmen

E' stato già definito "il più grave eccidio da piazza Tienanmen": lo scorso 28 luglio le forze di sicurezza cinesi nella Regione Autonoma dello Xinjiang della Repubblica Popolare Cinese avrebbero massacrato 2400 uiguri, che rappresentano il 40% della popolazione nello Xinjiang (definito anche Turkestan orientale) nella contea di Yarkand.

Gli uiguri sono una minoranza etnica turcofona di religione islamica che rappresenta circa il 40-46% della popolazione nella regione autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina.

L'eccidio è stato denunciato da Rebiya Kadeer, attivista per i diritti umani del popolo uiguro in esilio dal 2005 e presidente del Congresso Mondiale Uiguro (WUC) con sede in Germania, e rilanciato dal sito dell'Agenzia DossierTibet di Claudio Tecchio.

L'eccidio sarebbe avvenuto il 28 luglio scorso e le autorità cinesi hanno imposto il coprifuoco per i due giorni successivi, utile a ripulire le strade dai corpi massacrati; inizialmente le agenzie stampa internazionali, riportando la condanna dell'“Uygur American Association”, parlavano di una ventina di uiguri uccisi dalle forze di sicurezza cinesi nella cittadina di Elishku nel corso di una manifestazione contro il pesante giro di vite delle forze di sicurezza cinesi dall’inizio del mese sacro e l’uso extragiudiziale della forza inaspritosi nelle ultime settimane. L'agenzia stampa cinese Xinhua ha etichettato i morti ed i 70 arrestati come "teppisti".

Il governo cinese ha recentemente persino vietato le barbe agli uomini uiguri e, più in generale, tutti i simboli religiosi musulmani. Su quei fatti però anche il Guardian e la BBC avevano messo in dubbio le informazioni passate dalla propaganda della Repubblica Popolare, criticando in particolare l'impossiblità di verificare le notizie provenienti dallo Xinjiang. Le autorità locali hanno inoltre bloccato sia i servizi Internet sia quelli di messaggistica istantanea nella contea di Yarkent.

Oggi è forse possibile saperne qualcosa di più, grazie a poche fotografie e qualche testimonianza frammentaria e drammatica:

"Siamo in grado di condividere e rendere pubblici questi fatti senza tuttavia rivelare la fonte delle informazioni, tutelandone la sicurezza e l'incolumità. [...] E' chiaramente terrorismo di Stato, un crimine contro l'umanità commesso dalle forze di sicurezza cinesi contro la popolazione uigura inerme."

ha spiegato Kadeer, spiegando che l'eccidio del 28 luglio scorso supera di gran lunga, per numero di vittime e per crudeltà, quello del 2009 nella capitale Urumqi. I disordini del 28 luglio sarebbero cominciati durante un corteo di uiguri, una protesta di fronte agli uffici governativi locali: la polizia ha sparato sulla folla massacrandoli tutti e continuando poi nelle ore successive con la ricerca di cittadini uiguri casa per casa. La manifestazione era stata organizzata per protestare contro le violenze cinesi sulla popolazine uigura e contro la recente uccisione di una famiglia uigura di 5 persone a causa di una disputa su alcuni abiti tradizionali.

Nel frattempo sui media cinesi si legge di "violenze" che gli uiguri starebbero commettendo proprio in questi giorni, in queste ore, sulla popolazione han: l'ennesimo elemento di distrazione di massa frutto della propaganda criminale di Pechino.

Il massacro degli uiguri del 28 luglio

Grazie al solito Twitter siamo riusciti a trovare qualche testimonianza sul massacro di uiguri che sarebbe avvenuto il 28 luglio scorso nella regione autonoma dello Xinjiang, in Cina. Vi inseriamo di seguito qualche tweet. Abbiamo censurato quelli più cruenti.

"Che i media di stato possa etichettare l’uccisione di decine di persone, come in linea con la legge riflette quanto sia carente lo Stato sulle proprie leggi e i procedimenti giudiziari. La campagna anti-terrorismo lanciata di recente in Cina promette solo altro spargimento di sangue, visto che le cause fondamentali delle rimostranze uigure sono rimaste irrisolte."

ha denunciato giorni fa la Uygur American Association.

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