Alfano, Cesa, Mauro: perché i “moderati” reggono il moccolo a Renzi e Berlusconi?

Fatti come la vergogna dell’aeroporto di Fiumicino con i bagagli abbandonati e non smistati e come quello di Schettino chiamato alla Sapienza di Roma a pontificare sul panico dimostrano forse ancor più della crisi economica lo stato di salute dell’Italia.

a e b

Il Paese reale manda ogni giorno segnali di decadenza, di degrado, di vero e proprio disgusto, da disarmare chi cerca, remando controcorrente, di uscire da questa pericolosissima palude.

Come un pietrone nello stagno, il dato di ieri del Pil ci riporta a 14 anni fa, a dimostrazione che “a cambiare verso” deve essere proprio il governo, prima che sia davvero troppo tardi. Il fallimento delle politiche (italiane ed europee) di austerità è sotto gli occhi di tutti, così come il fallimento della politica degli annunci, delle promesse, dell’improvvisazione populista e demagogica tesa solo a creare consenso elettorale e a illudere i cittadini.

Domina la confusione in economia, figlia della confusione politica. Quale credibilità ha un governo dalla doppia maggioranza (elettorale e politica), con il premier che privilegia il dialogo con chi è fuori dalla stessa maggioranza e fa il doppio gioco (partito di governo e di lotta) snobbando le forze che lo sostengono in parlamento? Può uscire dalla crisi economica un Paese con il governo tutto preso nella sua smania di riforme istituzionali frutto dell’inquietante patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi?

Il capo di Forza Italia gioca su due tavoli: da una parte resta al centro del potere orientando il governo su scelte a lui favorevoli (parlamento di nominati, fine dei partitini per avere mano libera, giustizia pro domo sua ecc.) e dall’altra soffia sul fuoco del malcontento, scaricando sulo stesso esecutivo le colpe della crisi, preparandosi di fatto al voto anticipato. Presto, specie se in autunno servirà la manovra correttiva (stangata), questa situazione porterà lo stesso Renzi in un vicolo cieco, con il famoso 40% dei consensi in caduta libera.

In questo quadro, a trovarsi fra l’incudine e il martello è la pattuglia dei “moderati-centristi” al governo, impegnati nell’ultima battaglia contro la riforma del Senato e contro l’Italicum disegnate dal patto del Nazareno.

Perché Alfano&C reggono il moccolo a Renzi&Berlusconi? Perché – si dirà – fuori dal governo perdono quel poco di potere che ancora anno. Forse. Ma di questo passo si consumeranno come una candela, giungendo alle elezioni stremati e alla fine puniti e cancellati dagli elettori per non aver avuto il coraggio di dire come stanno le cose.

Non è giunta l’ora da parte di Alfano, Cesa, Mauro – anche con il loro nuovo gruppo unico parlamentare - di fare chiarezza con Renzi e tirare le dovute conseguenze politiche togliendo a Renzi ogni alibi? L’Italicum è la cartina del tornasole.

Dice Potito Salatto (Popolari per l’Italia di Mario Mauro): “ In caso di non accoglimento delle proposte sull’Italicum, si pongano (Alfano, Cesa, Mauro) l’interrogativo se è utile per il Paese continuare a far parte di questa maggioranza rimanendo inascoltati e condividendone di fatto le negative responsabilità”.
“In caso di uscita – aggiunge Salatto – a Renzi resterebbero solo due opzioni: o elezioni anticipate con la legge elettorale prevista dalla Consulta (proporzionale con preferenze) o un governo con Berlusconi. In caso prendesse piede questa seconda ipotesi, ultimata la rottamazione, si concluderebbe anche l’opera di restaurazione renziana con buona pace della dignità di un partito come il Pd”.

Come recitava l’antico adagio: “Chi ha tempo non aspetti tempo”. Qui il tempo è scaduto.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO