I padri costituenti parte seconda

La prosopopea con cui alcuni membri del Pd si sentono "padri costituenti" è tale da suggerire un po' di memoria. Che non basta, ma che aiuta a distinguere un bel film da un pessimo sequel

Ci sono sequel che sono addirittura più belli del primo film, anche se senza il primo film non varrebbero niente. Il Padrino parte II per esempio, è un film straordinario. Ma cosa sarebbe, senza Il Padrino? (Sul “parte III” mi consentirete un rispettoso silenzio che fa capire tutto meglio di tante parole).

Ci sono sequel, invece, che ridicolizzano il capostipite, lo umiliano e fanno venir voglia di nascondersi la faccia fra le mani come quando si guardava la Corrida e ci si imbarazzava tanto per gli altri che non si rendevano conto d’esser cani. Ma spesso quei sequel sono almeno successi al botteghino, e li si giustifica così.

Ci sono sequel che non si sa nemmeno perché sono stati fatti.

Ora, succede che in questi giorni deliziosamente agostani, ci siano, per dire e senza fare nomi, esponenti del principale partito della coalizione di governo, che si sentono, addirittura si definiscono sui social network come padri costituenti del nostro paese.

Perché? Perché stanno votando per le riforme. Quelle riforme di cui ancora nessuno ha saputo spiegare i veri vantaggi al di là dello slogan.

L’Italia non ha più padri costituenti – la prima generazione, intendo – in vita dal 24 giugno 2013, quando è morto il senatore a vita Emilio Colombo. Se ne sono andati tutti. E se non è il caso di affidare alla sola memoria un fatto storico, perché la memoria celebrativa rischia di diventare agiografica e mai critica, mai contestuale, è comunque il caso di fare una serie di distinguo.

Per farlo, è utile ripassare un po’ di storia. Per cominciare si può leggere il verbale della nascita della Costituzione italiana. Era il 22 dicembre 1947

Si possono poi considerare i numeri della votazione finale (con voto segreto):

    Presenti e votanti: 515?
    Maggioranza: 258
    ?Voti favorevoli: 453
    ?Voti contrari: 62

Votò a favore, insomma, l’87% dei votanti, una larghissima maggioranza.

Possono aiutare anche altri numeri, che riassumono i lavori della Costutiente: 347 sedute (di cui 170 esclusivamente costituzionali), 1663 emendamenti presentati sui 140 articoli del progetto di Costituzione; 292 emendamenti approvati, 314 respinti, 1057 ritirati o assorbiti; 1090 interventi in discussione da parte di 275 oratori; 44 appelli nominali; 109 scrutini segreti; 40 ordini del giorno votati; 828 schemi di provvedimenti legislativi trasmessi alle Commissioni permanenti; 61 disegni di legge deferiti all’Assemblea; 23 mozioni presentate (di cui 7 svolte); 166 interpellanze (22 discusse); 1409 interrogazioni (492 trattate in seduta); 2161 con domanda di risposta scritta (soddisfatte per oltre tre quarti).

Il discorso finale di De Gasperi dopo l'approvazione suonò così:

«Io vi rinnovo l'espressione di ringraziamento profondo per questa vostra collaborazione. Questi nostri ringraziamenti vanno soprattutto ai membri della Commissione per la Costituzione e in modo particolare al suo Presidente, onorevole Ruini, che con tanto zelo ha diretto i lavori della Commissione stessa.
Il Governo ora, fatta la Costituzione, ha l'obbligo di attuarla e di farla applicare: ne prendiamo solenne impegno. Noi tutti però sappiamo, egregi colleghi, che le leggi non sono applicabili se, accanto alla forza strumentale che è in mano al Governo, non vi è la coscienza morale praticata nel costume. A distanza di cento anni, mi giunge all'orecchio come l'eco del programma mazziniano, che suonava:
«La Costituente nazionale, raccolta a Roma, metropoli e città sacra della Nazione, dirà all'Italia e all'Europa il pensiero del popolo e Dio benedirà il suo lavoro».
Valga tale auspicio anche per questa Assemblea del nuovo Risorgimento; il soffio dello spirito animatore della nostra storia e della nostra civiltà cristiana passi su questa nostra faticosa opera, debole perché umana, ma grande nelle sue aspirazioni ideali, e consacri nel cuore del popolo questa legge fondamentale di fraternità e di giustizia, sicché l'Europa e il mondo riconoscano nell'Italia nuova, nella nuova Repubblica, assisa sulla libertà e sulla democrazia, la degna erede e continuatrice della sua civiltà millenaria e universale.

È chiaro a tutti, spero, che ci si trovasse di fronte a un evento storico, davvero senza precedenti: la reazione alla monarchia e quindi al fascismo si concretizzava nella stesura di una Costituzione cui l’assemblea lavorò dal 25 giugno 1946 al 31 gennaio 1948 (perché dopo la seduta finale vennero scritte altre norme, prima delle elezioni delle Camere, come stabilito da una legge-proroga), cercando quanto più possibile consenso, come provano i numeri. Non c’era, per capirci, nessun ricorso a tagliole, canguri e simili. Eppure l’Assemblea Costituente veniva dopo una guerra e si trovava di fronte a un’urgenza reale: un Paese da (ri)costruire dalle fondamenta, a partire dal suo impianto politico.

Veniamo a oggi. Matteo Renzi è presidente del Consiglio dal 22 febbraio 2014. Non aveva partecipato alle elezioni politiche del 2012 perché aveva perso le primarie del Pd, il suo partito, che oggi è il principale partito della coalizione di governo.

Matteo Renzi è un battutaro. Ce l’ha – come alcuni suoi ministri, fra cui Maria Elena Boschi – con i professoroni, i soloni. Ce l’ha con tutti quelli cui non piace.

Matteo Renzi vuole fare una riforma della Costituzione – la sta facendo – a colpi di maggioranza, senza cercare realmente il consenso. Si fa tutto in pochi mesi, sulla base di un’idea unica, come se ci si trovasse di fronte a una reale urgenza. Gli emendamenti vengono visti con fastidio, saltati, aggirati, sfottuti.

Certo, qualcuno dirà che anche oggi l’impianto politico del paese è da ricostruire. Certo, perché è stato distrutto, per esempio, da una legge elettorale porcata – voluta da chi oggi discute con Renzi le riforme, pur senza essere formalmente parte del governo – e dalle persone. Non è colpa delle regole se la politica si è svuotata del suo significato. Le regole c’erano, sono state distrutte, aggirate, e questo modo di modificarle – anziché, per esempio, tornare alle pratiche virtuose del passato, ché i veri padri costituenti non erano sprovveduti – non farà che peggiorare le cose.

Perché manca il consenso, manca la condivisione, manca una reale necessità, manca una visione d’insieme che ci si ostina a mascherare di fronte alla necessità.

Renzi, dopo aver quasi incassato la riforma, dichiara:

«È una cosa storica. È stato ridotto il numero delle persone che vivono con la politica e di politica».

Dove sono i vantaggi per il cittadino? Nella presunta riduzione del numero di chi fa parte della Casta? Davvero, si fa fatica a capirlo. Ma non ci stupisce, perché siamo di fronte a una totale assenza di contenuti, come testimonia la lettera per i mille giorni di governo di Renzi. Un bignami. Anzi, il post di un blog, scritto da un blogger che usa tante parole messe in fila per far colpo sul lettore, per prendersi un like su un social network.

Fra i fedelissimi renziani, fra quelli che stanno votando con lui, per le sue riforme, pensano di essere o si definiscono con prosopopea padri costituenti.

Non lo sono. E duole constatare che non hanno nemmeno gli strumenti per rendersi conto della differenza.

In realtà, quel che si vede in questo cinema all’aperto agostano è lo spettacolo di un sequel brutto, che ridicolizza il capostipite della serie e che non si sa nemmeno perché è stato fatto.

Un sequel che non è fatto nemmeno di frasi memorabili da citare a futura memoria. Come quella – mi perdonino tutti coloro che non ne possono più del citazionismo da social: non è questo l'intento – di Piero Calamandrei, uno dei padri costituenti, che nel 1955 pronunciò un memorabile discorso, senza battute, senza insulti agli avversari, senza slogan banalizzanti. Quello che si trova nella registrazione che vi propongo in apertura, da Youtube, e che in uno dei suoi passi suonava così:

«E? cosi? bello, e? cosi? comodo: la liberta? c’e?. Si vive in regime di liberta?, c’e? altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io! Il mondo e? cosi? bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non e? una piacevole cosa. Pero? la liberta? e? come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perche? questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla liberta? bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La costituzione, vedete, e? l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma e? l’affermazione solenne della solidarieta? sociale, della solidarieta? umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. E? la carta della propria liberta?, la carta per ciascuno di noi della propria dignita? d’uomo».

Nulla di tutto questo, non la dignità, non la ricerca di libertà, non l'amore per la politica, si trovano nelle riforme di oggi. Solamente un vuoto cosmico disperante, un vuoto d'intenti e di sostanza.

Piero Calamandrei

[Foto di Calamandrei da Wikipedia]

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