Berlusconi nel governo Renzi? L’ex Cav non abbocca all’amo …

Gli italiani sono fra Scilla e Cariddi, delusi dal balletto degli annunci di Renzi che non si traducono in riforme per la ripresa economica ma incerti sul futuro, con i più convinti che al fallimento di questo governo non potrà che seguire il ko del Paese.

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Fatto sta che l’Italia è in una morsa, stretta fra lo spettro della recessione e il guado delle riforme. Al di là delle roboanti dichiarazioni è sempre più evidente che, così, Renzi da solo non ce l’ha fa. Dopo i pesantissimi dati Istat, a togliere ogni illusione sono arrivate le parole come pietre del presidente della Bce Draghi, durissimo nei confronti dell’Italia e delle sue difficoltà a riformarsi, un vero e proprio ultimatum a Renzi, inequivocabilmente bocciato e ostinatamente deciso sulle due priorità (riforma del Senato e nuova legge elettorale) invece che spostare il baricentro dell’attenzione sull’economia.

Il capo del governo ripete che per far ripartire l’Italia sono pronte cinque riforme. Quali? Con quale scala di priorità? Chi paga? Chi ne beneficia? La coperta è corta e se copre il capo scopre i piedi.

Dice l’ex ministro delle Finanze Francesco Forte: “ I punti principali su cui agire subito sono questi: primo, nel campo del mercato del lavoro c’è necessità di contratti aziendali di flessibilità. Secondo, riforma della Giustizia, con regole chiare per la Magistratura (al di là della responsabilità civile delle toghe) che deve essere esautorata di alcuni poteri insensati che ha, come ad esempio quello del sequestro circa l’economia di mercato: facciano i loro processi ma non sta a loro sequestrare i beni.”. Tutto qui?

“No no, incalza Forte – c’è da agire col bisturi sul taglio delle spese, facile per la gran quantità di superfluo, con 8 mila imprese degli enti locali, oltre a Ferrovie Poste ecc. Poi ridurre le imposte sulle proprietà. E, non per ultimo, cambiare la norma sul diritto di sciopero: c’è l’ordine pubblico, è ora di finirla con episodi quali quelli di Fiumicino”.

Altro che nuovo Senato e Italicum. Qui si tratta di incidere sul bubbone Italia. Quindi trattasi di scelte politiche, chiare e dure scelte politiche, non di alambicchi tecnici. E qui casca l’asino. Vedere Renzi e Berlusconi che s'incontrano solo per parlare di preferenze e soglie di sbarramento della legge elettorale e non di priorità dell'economia lascia quanto meno perplessi. Quante maggioranze ha Matteo Renzi?

L’ex minisyro Mario Mauro precisa: “Non si può gestire la ripresa del Paese e l'ordinaria azione di governo, nata a inizio legislatura sotto il crisma della grande coalizione, con una prima maggioranza per fare il lavoro duro sulle misure economiche e poi ricorrere a una seconda maggioranza, basata sull'asse Pd-Fi, per disegnare scenari costituzionali e istituzionali. E si potrebbe parlare pesino di una 'tripla' maggioranza se si considerano le finte aperture fatte al Movimento 5 Stelle di Grillo”. Allora?

Il presidente dei Popolari per l’Italia ha la sua ricetta: “La logica della grande coalizione apparteneva a questa legislatura ed è venuta meno per le vicende legate alla decadenza di Silvio Berlusconi. Ma ora che il clima è cambiato sarebbe un atto di responsabilità per Forza Italia rientrare in maggioranza. Perché lo scenario economico è tale da richiedere misure di impronta liberale e la presenza di Fi rafforzerebbe tali istanze, per ora garantite solo dai partiti centristi”.

Ma Berlusconi non abbocca all’amo: gli conviene così, essere decisivo, “da fuori”, non mettendoci la faccia, tenendosi le mani libere per accusare tutti – in caso di ko di Renzi e quindi di elezioni anticipate– e presentarsi di nuovo agli italiani come salvatore della patria. Un film già visto? Agli italiani piacciono i replay.

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