Elezione del presidente della Repubblica: cosa cambia con la riforma Renzi

Come cambia l'elezione del Capo dello Stato e i suoi rapporti con il Senato

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La riforma costituzionale approvata stamattina in prima lettura a Palazzo Madama non consiste solo nella riduzione del numero dei senatori – e nel fatto che non saranno più eletti direttamente dai cittadini – ma porta con sé diversi altri cambiamenti su tutto l'impianto della Carta Costituzionale. Tra i punti che cambieranno c'è quello che riguarda il quorum e la platea di grandi elettori per l'elezione del presidente della Repubblica.

Attualmente a eleggere il Capo dello Stato sono i deputati e i senatori in seduta comune, con l'aggiunta di tre delegati per ogni regione. Nelle prime tre votazioni è necessaria l'approvazione dei 2/3 dell'assemblea (maggioranza qualificata); per le votazioni successive è sufficiente la maggioranza assoluta.

La riforma approvata oggi in prima lettura va a incidere su tutti questi punti, dalla platea di elettori alle modalità degli scrutini.

Ecco come cambia l'elezione del Capo dello Stato, come stabiliti dagli articoli 21-24 della riforma Boschi:

Viene mantenuta la platea di elettori data dai membri del Parlamento in seduta comune, ma ovviamente cambia il numero, visto che i Senatori saranno solo cento. Non ci saranno invece i delegati regionali, anche perché i nuovi senatori saranno già rappresentanti degli enti locali.

Un emendamento rimasto a lungo in bilico prevedeva l'inserimento degli europarlamentari nel novero degli elettori del Capo dello Stato, ma alla fine la norma è stata bocciata in Commissione. Tuttavia il governo ha assicurato che tornerà sulla questione per cercare una soluzione.

Cambia il quorum per l'elezione del Capo dello Stato, in modo da cercare di garantire un accordo il più possibile ampio tra le parti. Nei primi tre scrutini l'elezione avverrà come ora, solo con maggioranza dei due terzi dell'aula. Dal quarto scrutinio la maggioranza richiesta passa ai tre quinti, mentre solo dopo l'ottavo scrutinio si procederà a maggioranza assoluta. Un emendamento di FI e Casini, ritenuto inammissibile da Grasso, puntava a stabilire una sorta di elezione diretta del Presidente della Repubblica, prevedendo un ballottaggio deciso dai cittadini tra i due candidati più votati dopo l'ottavo scrutinio.

Cambiano di conseguenza anche i rapporti tra il Quirinale e le Camere. Visto che il Senato non sarà più eletto direttamente dai cittadini, il Presidente della Repubblica non potrà sciogliere Palazzo Madama ma solo la Camera.

In caso di impossibilità del Presidente della Repubblica a svolgere le sue funzioni non sarà sostituito, come ora, dal Presidente del Senato ma da quello della Camera, che diventerà la seconda carica dello Stato.

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