Caro Matteo Renzi, la strada per le riforme costituzionali è ancora lunga

Lettera al premier e ai giornalisti.

Matteo Renzi riforme

Caro Matteo Renzi e cari colleghi giornalisti,

usciamo tutti dal torpore di questo stato di shock della comunicazione politica per slogan.

Per cominciare, buone vacanze a chi le farà (molti italiani non le faranno, sapete? Perché non hanno le possibilità economiche): non potranno che far bene. Leggo, caro Renzi, che lei ha dichiarato: «Ora nessuno fermerà il cambiamento». E tutti a riprendere il titolone. Lei sì che sa comunicare in 140 caratteri o anche meno, non c'è dubbio. Ma la politica è più complessa di 140 caratteri.

Abbiamo seguito tutti, anche noi su Polisblog, l'iter delle riforme del sistema politico del nostro Paese, dando conto di tutto quel che prevede il cosiddetto ddl Boschi (al secolo ddl 1429 e connessi), dei suoi quaranta articoli, di quei 7mila emendamenti che, caro presidente del consiglio la fanno tanto sorridere e le fanno fare quelle faccette, quelle battutine contro i "gufi" e i "professoroni". Perché lei, il dissenso, anziché demonizzarlo lo ridicolizza. E' la sua tecnica comunicativa. Prendiamo atto.

Oggi, 8 agosto 2014, il Senato, prima di scappare verso le vacanze estive – presumo che chiunque faccia politica oggi possa permettersele, le vacanze estive – ha approvato, in prima lettura, il ddl 1429 e connessi, con 183 voti favorevoli su 188 presenti e 187 votanti.

Bene per chi pensa che la riforma sia la panacea di tutti i mali (anche se proprio non se ne vedono i vantaggi). Ma mi preme ricordare a Lei e a tutti i colleghi giornalisti – anche a quelli di Repubblica, che minimizzano l'iter che verrà – che non è fatta, caro Presidente del Consiglio e cari colleghi.

Perché la Costituzione è difficile da modificare, e i Padri costituenti, quelli veri, avevano pensato all'ipotesi che qualcuno, ambizioso e rampante, volesse arrivare e distruggere tutto con una manata e in pochi mesi. E alla possibilità di fermarlo. Mi rivolgo anche ai colleghi perché so bene che Lei non ha alcun interesse a ricordare tutto questo, ma noi siamo giornalisti e dobbiamo farlo.

Così, tanto per cominciare inizierà la navetta istituzionale.

Il che significa che il testo del ddl 1429 così come approvato al Senato, arriverà alla Camera e qui verrà discusso, eventualmente emendato, si presume approvato (i numeri a Montecitorio sono dalla Sua, Presidente, inutile negarlo).

Potranno esserci articoli cambiati. E a quel punto il testo tornerà obbligatoriamente al Senato, che potrà eventualmente emendare gli articoli modificati. Finché le due Camere non approveranno il medesimo testo la prima volta.

Poi, quando Camera e Senato avranno approvato il medesimo testo (eh, l'articolo 138 c'è e vigila attento) si andrà a seconda approvazione tre mesi dopo questo iter. Tre mesi. Se ne parla, dunque, almeno a fine 2014, per dire: la riforma costituzionale è stata fatta, per dire: «Ora nessuno fermerà il cambiamento».

Ma ci sarà un altro scalino da superare. Lei ha dichiarato che ci sarà in ogni caso un referendum per sapere se i cittadini approvano o meno questa riforma.

Gentile, da parte sua. Ma c'è un problema. Il referendum avrebbe potuto esserci (con ogni probabilità ci sarebbe stato) perché la sua maggioranza non gode dei 2/3 dei senatori. E così, vige sempre l'articolo 138 che prevede che nel caso in cui una legge costituzionale venga approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti anche solo in una delle due camere, è possibile (da parte di 500.000 cittadini, o di cinque consigli regionali, o di un quinto dei membri di una Camera) chiedere e ottenere un referendum. Per il quale è necessaria la maggioranza dei voti validi.

Nemmeno lei, caro Matteo Renzi, può andare più veloce di questi limiti di velocità.

La strada per il suo cambiamento è ancora lunga. Intanto ci sarebbero altre questioni più importanti per il paese che aspettano. Visto che le sue riforme hanno fatto da velo a quelle vere, quelle importanti, alla necessità di chiedere reale flessibilità all'Europa – se occorre anche facendo la voce grossa – di uscire dall'incubo del 3%, di investire e far riprendere un paese in recessione tecnica, è bene fare promesse fin da ora.

Per esempio che ci saranno cittadini e giornalisti, a partire dal sottoscritto, che informeranno al di fuori dalle colonne dei media mainstream e che lavoreranno perché il referendum faccia il suo dovere, quello che avevano pensato i Padri costituenti, quelli veri, qualora si fosse verificato un caso come questo.

Cari colleghi, l'ultima parte è tutta per voi. Il modo in cui trattiamo (noi tutti, mi ci metto anch'io) gli argomenti di politica interna, a volte, è fonte di grande imbarazzo per un lettore con un minimo di pensiero critico. Allora vi chiedo: smettete di replicare le parole di un Presidente del consiglio come se fossero il verbo di non si sa quale religione. E smettiamo di confondere le riforme strutturali con queste. Sono due cose diverse. Va detto, sempre. Ne gioveranno tutti: le nostre testate e i nostri lettori.

Cordialmente,

Alberto Puliafito
direttore responsabile di Blogo.it

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