Crisi Italia, in 17 anni ultimi della Ue. E Renzi “depista” gli italiani con il mini Senato e l’Italicum-Porcellum bis

Se ci fosse ancora un dubbio sul fallimento della seconda Repubblica l’ultimo dato sul Pil pro capite dell’ultimo (quasi) ventennio lo fa miseramente cadere: in 17 anni il Pil per persona ha avuto in Italia un incremento del +2,1% contro un + 27,4% della Ue.

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A rilevarlo è uno studio della Confcommercio che precisa: tra il 1996 e il 2013 l'Italia, tra i paesi dell'Unione europea e le 10 principali economie Ocse, è il paese che ha registrato le più basse dinamiche di crescita del Pil pro capite con appena il +2,1%, ben lontano dai principali competitors europei, come Francia (+18%), Spagna (+24,5%), Germania (+25,4%) e Regno Unito (+31,9%).
La crescita nella Ue a 28 è stata del 27,4%; nell'Eurozona del 20%. La distanza, sottolinea lo studio della Confcommercio, è ancora più forte rispetto ai Paesi dell'Est e del Nord Europa cresciuti a tassi che vanno dal +47,8% dell'Ungheria fino al +168% della Lituania; un divario che emerge sia nel periodo pre-crisi (1996-2007), con una crescita inferiore di 10 punti alla media europea, sia nel periodo successivo (2008-2013), nel quale la riduzione del Pil pro capite e' stata superiore a quella degli altri Paesi.

I dati, ribadisce Confcommercio "confermano non solo che le debolezze strutturali del nostro Paese sono precedenti ed estranee all'introduzione della moneta unica, ma soprattutto che sebbene la crescita sia un problema che riguarda nel complesso tutta l'Europa, la maggiore difficoltà a riprendere il cammino della ripresa è una caratteristica tutta italiana; tra le cause, eccessiva pressione fiscale, inefficienze della P.A. e una struttura dei costi sfavorevole all'attività di impresa".

Il berlusconismo e l’antiberlusconismo hanno di fatto “ingessato” il Paese, invece di superare i limiti e le storture della prima Repubblica li hanno ingigantiti e moltiplicati riducendo l’Italia allo stato attuale dentro una crisi economica (e non solo economica) di cui non si vede ancora la via d’uscita, con la crescita di là da venire (dati Istat).

In questa situazione, il maggiore responsabile di questo ko – Silvio Berlusconi – è ancora sul tavolo di comando giocando, pur da “esterno”, un ruolo da protagonista quale tassello della maggioranza politica che regge il governo Renzi indicandone le linee per le riforme.

Ed è davvero paradossale che il premier Renzi si sia servito di una riforma istituzionale rabberciata quale quella del Senato per depistare l’attenzione dell’opinione pubblica dai reali problemi del Paese. Tant’è che Draghi ci rimprovera di non avere approvato ancora alcuna riforma strutturale.

Qui siamo. Sotto la spada di Damocle di una nuova stangata da oltre 20 miliardi e con il rischio che il tavolo salti portando gli italiani dritti dritti di nuovo al voto anticipato.

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