Renzi, cambio di passo o cambio di mentalità?

Solamente nei confronti di Silvio Berlusconi (e solo dopo il patto del Nazareno) il premier Matteo Renzi usa toni concilianti al limite dell’asservimento e non parole dure e aspre quando non stoccate al vetriolo riservate agli altri interlocutori, non solo in Italia.


ma

E’, come si sa, la politica leaderistica, dove più della riflessione e della proposta contano la battuta, la polemica, lo show, l’immagine ad uso e consumo del consenso.

Renzi non discute, “liquida”, non propone ma “impone” togliendo alla politica la sua ragion d’essere, l’arte della mediazione. Nella logica del: “Chi non è con me è contro di me”, “non si fanno prigionieri” facendosi beffa di storia, culture, appartenenze ideali e ideologiche, culturali e politiche nel balletto irriverente e incoerente di alleati e alleanze al limite (o oltre) di ogni spregiudicatezza.

E’ stato questo il leitmotiv del Rottamatore, dalla Leopolda in avanti, su su fino alla scalata del Pd e di Palazzo Chigi. Questa tendenza … naturale del giovane Matteo a … gonfiarsi il petto, alla forzatura al limite della minaccia-bischerata ha trovato poi terreno fertile per una ulteriore spinta dal voto delle europee con quello storico 40%, dato alla persona e non al partito.

Ma, come si dice, i nodi vengono al pettine e qui il nodo vero era e resta quello dell’economia. La lunga luna di miele tra Renzi e gli italiani è durata molto di più di quella dei precedenti premier perché c’è il timore che in caso di fallimento di questo governo, non ci siano più carte da giocare. Ecco percè Renzi continua a bacchettare a destra e a manca, come dimostra la risposta secca al richiamo di Draghi: “ Le riforme le decide il governo”, cioè lui, il premier.

Dice l’economista Oscar Giannino: “E’ l’andamento reale dell’economia la vera spina nel fianco di Renzi. Una spina che al momento non sanguina ancora, ma che rischia di sanguinare molto presto. Di fronte a una persistente tendenza dell’economia a stagnazione e deflazione, non credo che il consenso di Renzi resterà intatto. Il premier lo sa perfettamente, e questo è il suo primo punto debole”.

Gli fa eco Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ … e se a Roma c'è un riformatore che si chiama Renzi, bene: che si muova e tenga fede ai suoi propositi. Ma avendo le idee chiare su cosa definiamo "riforme". Per Draghi sono in primo luogo, se non esclusivamente, quelle economiche, in grado di spezzare le ingessature del mercato del lavoro e restituire competitività alle aziende. Sulla carta anche per Renzi è così, ma la cronaca racconta poi un'altra storia. Racconta di interventi ancora troppo timidi e incerti, affogati in un eccesso di retorica. E di tante energie, forse troppe, dedicate al Senato e alla legge elettorale. C'è bisogno di un cambio di passo, certo, ma anche di un'altra mentalità”.

Impossibile? L’autunno è più vicino di quanto sembra.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO