Clinton attacca Obama sulla Siria e accentua il suo profilo presidenziale

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Hillary Clinton, in un'intervista a The Atlantic, ha criticato l'operato del presidente americano Barack Obama. L'ex Segretario di Stato ha detto espressamente che i ribelli siriani andavano armati per tempo. Non farlo è stato un grande errore, che ha favorito l'ascesa dei miliziani dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isis).

Ecco cosa ha detto Clinton: "Il fallimento nell’aiutare gli oppositori di Assad a costruire una forza di combattimento credibile — che fossero islamisti, laici, o qualunque altra cosa — ha lasciato un grande vuoto, che ora i jihadisti hanno riempito".

L'ex first lady non è nuova a questo genere di critiche. Nel suo libro, Hard Choice, aveva già espresso il suo dissenso sulle timidezze in Siria dell'amministrazione in carica. E scommettiamo che nuove critiche non tarderanno ad arrivare, nel caso in cui la missione statunitense in Iraq non sortirà i risultati sperati. Ciò sarà inevitabile anche in vista delle presidenziali del 2016.

Clinton, anche se non ha ancora sciolto la riserva sulla sua candidatura, è la grande favorita per la Casa Bianca. Nello schieramento repubblicano, per ora, non ci sono nomi che sembrano in grado di contrastarla. Tuttavia meglio non correre rischi, mostrandosi troppo in continuità con le scelte di Obama (che in questo momento vive una forte crisi di consensi).

Per la ex titolare della politica estera americana, i temi della Sicurezza e della Difesa richiedono un piglio più deciso rispetto al passato. Il disimpegno obamiano degli ultimi anni non ha pagato, è arrivato il momento di puntare su un nuovo protagonismo degli Usa sullo scenario internazionale.

Hilary non ha risparmiato critiche ad Obama anche sulle sue modalità di comunicare la politica estera. Di ritorno da una visita in Asia, il presidente ha riassunto in un concetto molto rozzo il suo approccio: "Non fare cazzate". "Alle grandi nazioni occorrono principi organizzatori e “non fare stupidate” non è un principio organizzatore", ha replicato Clinton.

La ex first lady, inoltre, ha voluto dire la sua sulla questione palestinese e sull'Iran. Nemmeno su questi temi, le sue idee e quelle dell'amministrazione in carica sono collimanti. Con Teheran, infatti, si è mostrata molto più intransigente di quanto non si mostri ora Washington: "Sono sempre stata nel campo di chi crede che gli iraniani abbiano diritto all'arricchimento. Contrariamente alle loro richieste, non esiste nulla che si chiami diritto all'arricchimento". Qui il riferimento è alle pretese del governo Rohani di continuare ad arricchire uranio per scopi civili.

Per quanto concerne il conflitto israelo-palestinese, Clinton pensa che sia ingiusto chiedere il congelamento totale degli insediamenti colonici a Tel Aviv. Inoltre, ha rimarcato che "Israele ha il diritto di difendersi" e che non nutre nessun dubbio sul fatto che Hamas abbia le maggiori responsabilità.

Negli Stati Uniti, la grande indignazione per la dottrina della guerra infinita di Bush ormai è passata. Clinton questo lo sa e le sue posizioni sulla politica estera, più aggressive e disinibite rispetto a quelle attuali, sono diventate accettabili anche per l'elettorato democratico, che le negò la nomination per le presidenziali del 2008. Per questo motivo, se sarà eletta, dovremo aspettarci una netta discontinuità rispetto alla strategia internazionale americana dell'ultimo periodo.

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