Articolo 18: il gioco estivo della politica

Un argomento delicato buttato nella mischia in pieno periodo estivo. Ma a chi fa gioco?

Aggiornamento 19.27 - Nella sua intervista a Millenium Matteo Renzi è tornato a parlare dell'articolo 18: "È un simbolo. Un totem ideologico. Proprio per questo trovo inutile stare adesso a discutere se abolirlo o meno. Serve solo ad alimentare il dibattito agostano degli addetti ai lavori". (fine aggiornamento)

Ogni tot tempo si torna a parlare di articolo 18, solitamente per chiederne la cancellazione, più raramente e di solito per reazione per chiederne l'estensione. Un gran parlare di cui rimane ben poco: la grande manifestazione in difesa dell'articolo 18 organizzata dalla Cgil di Cofferati nel 2002 e le modifiche che vennero fatte, dieci anni dopo, dal ministro del Lavoro Elsa Fornero, ai tempi del governo Monti. Oggi se ne parla nuovamente, dopo il botto estivo delle dichiarazioni di Alfano: "Va abolito entro la fine di agosto".

Già solo per il modo in cui è stato lanciato l'amo, viene il sospetto che tutto questo abbia poco più valore delle sparate estive sul calciomercato. Cose simili a "Messi vuole la Juve", che ogni tanto compaiono sulle prime pagine di alcuni quotidiani sportivi. Anche perché non si capisce che senso abbia tirare fuori un argomento così delicato e così incendiario alle soglie di Ferragosto, quando gli italiani, crisi permettendo, sono in vacanza e addirittura affermando che va abolito entro la fine del mese, cosa che non potrebbe accadere nemmeno se ci fosse la volontà.

Già, la volontà. Qualcuno vuole davvero cancellare l'articolo 18 o indebolirlo ulteriormente? Con un governo sostenuto dal principale partito del centrosinistra italiano si potrebbe davvero abbattere come se niente fosse il sacro totem dei diritti dei lavoratori? È vero che Matteo Renzi ha detto qualche tempo fa il famoso "dell'articolo 18 non me ne può fregare di meno"; ma allora era ancora un candidato alla segreteria Pd che diceva liberamente quello che pensava perché sapeva che gli avrebbe portato voti da fasce di elettorato insofferenti alla sinistra tradizionale. Oggi Renzi è a capo del Pd e del governo, difficile che abbia voglia di creare sconquassi del genere; tanto più che la riforma Fornero qualcosa ha già modificato.

E quindi, a che serve tutto ciò? Serve in primis ad Alfano, che ogni tanto deve ricordare ai suoi elettori di essere un politico di destra nonostante sia il principale partner del governo del Partito Democratico (all'interno del quale ha davvero poca visibilità); serve volendo anche a Forza Italia, che può riportare al centro della sua agenda politico-mediatica un tema che infiamma subito gli animi (per chi è all'opposizione, questo non è mai un male) e che ha già fatto sapere al governo Renzi che, nel caso, sarebbe disposta ad appoggiare il provvedimento; ma serve anche al governo Renzi, continuamente accusato di non essere di sinistra, può fare una cosa di sinistra, popolare e completamente gratis: difendere l'articolo 18 e porsi come paladino dei lavoratori. Sempre che Renzi non decida di seguire i suoi veri istinti.

Matteo Renzi Government To Face Confidence Vote At The Italian Chamber Of Deputies

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