Brunetta non esclude l'appoggio al Governo Renzi sui temi economici

Enrico Letta Government To Face Confidence Vote
Renato Brunetta, sul suo Mattinale e in un'intervista al Corriere della Sera, promette senso di responsabilità sulle riforme e sui temi economici. A suo avviso, i dati diramati dai principali istituti economici internazionali e i moniti di Mario Draghi sono allarmati. Per questo motivo, il "falco" di Forza Italia giura che, se Renzi farà proposte sensate, il suo partito voterà insieme alla maggioranza.

Sono passate solo 24 ore dalle dichiarazioni di Alfano su articolo 18, pubblica amministrazione e delega fiscale. Temi che hanno accentuato una spaccatura all'interno della maggioranza, in vista della presentazione dello Sblocca Italia. Il Capogruppo alla Camera di Forza Italia, allora, ne ha subito approfittato per tornare alla carica.

Alla luce delle reazioni per nulla entusiaste dei democratici sulle proposte del leader di Ncd, si è inserito prontamente nel dibattito. In sostanza l'offerta di Brunetta può essere riassunta in questo modo: se il premier vorrà procedere con la deregolamentazione del mercato del lavoro e l'abbassamento della pressione fiscale, allora potrà contare sul sostegno di Berlusconi. Soprattutto nel caso in cui la maggioranza del Pd gli facesse mancare i voti.

A tale riguardo Brunetta ha dichiarato: "noi non siamo come la sinistra. Non siamo mai stati per il “tanto peggio tanto meglio”. Di fronte a un dramma nazionale cercheremmo la coesione politica [...] Se Renzi dimostrasse coraggio, lo sosterremmo".

Dunque, bisogna ripartire dall'Agenda Alfano-Brunetta delle elezioni del 2013. E non è un caso che l'economista citi proprio il programma economico delle scorse consultazioni, quello condiviso dal centrodestra unito. La presa di posizione di Brunetta, infatti, sembra più una sfida al ministro degli Interni che un'apertura al governo.

Pare infatti che la questione delle liberalizzazioni, ma soprattutto quella legata all'articolo 18, sia stata tirata fuori da Alfano per recuperare consenso a destra, dopo l'ennesima "resurrezione" di Berlusconi. Brunetta, a sua volta, si è voluto subito intestare la battaglia sui temi economici, togliendo preventivamente visibilità al suo ex collega di partito.

Ma al di là delle strategie, sia Alfano sia Brunetta sanno benissimo che è molto difficile che sulla questione del licenziamento senza giusta causa e sugli altri temi Renzi possa mettersi contro la maggioranza del Pd e i sindacati.

In ogni caso, proprio alla luce del fatto che il rottamatore non sposerà a pieno un programma conservatore, ci sembra più probabile che ad acquisire consenso sarà Forza Italia e non Ncd. Berlusconi è all'opposizione, mentre Alfano, volente o nolente, si trova al governo. Se poi Renzi liberasse fino in fondo i suoi veri istinti liberisti, aprendo su privatizzazioni, tagli delle pensioni ed eliminazione delle tutele dei lavoratori, a quel punto Forza Italia si ascriverebbe comunque merito davanti al suo elettorato.

Insomma, così come sta avvenendo sulle riforme costituzionali, Berlusconi rimane l'ago della bilancia anche sull'economia. Lo schema del Cavaliere è semplice, ma efficace: se l'intesa con Renzi va a buon fine il merito è suo, se saltano gli accordi allora Forza Italia diventa automaticamente l'unica alternativa possibile al governo (con buona pace di Alfano).

In tutto ciò, che Renzi agisca con o senza o Berlusconi, una cosa è certa. Di misure che abbiano una vaga impostazione di sinistra e sociale, il governo non ha proprio intenzione di presentarne.

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