Il comunicato del Movimento 5 Stelle sull'Isis

"Un fenomeno da approfondire con calma e rispetto".

La politica estera è un tema delicato, molto delicato. Affrontarla nel modo giusto significa sempre dotarsi di una buona dose di realpolitik, prendendo in considerazione il comportamento dei paesi alleati, cercando di mantenere una rotta precisa che non segua i cambi di direzione della politica nostrana e, cinicamente, avendo sempre ben presenti quelli che sono gli interessi strategici nazionali. Insomma, è una materia di quelle da trattare con i guanti. Caratteristica, quest'ultima, che non è esattamente la prima qualità degli esponenti del Movimento 5 Stelle. Che infatti hanno deciso di entrare a gamba tesa sulla politica italiana nei confronti di quanto sta succedendo in Iraq e affrontando a loro modo anche la questione Isis (lo Stato islamico). Il tutto con un comunicato dei deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Esteri:

I ministri Mogherini e Pinotti giocano a fare la guerra in Iraq senza aver consultato il Parlamento preventivamente. Si fermino e vengano a riferire in Aula prendendosi le loro responsabilità di fronte al Paese. Bombardamenti e forniture di armi non fanno altro che alimentare gli stessi fenomeni che si vogliono contrastare. Praticamente è come curare un diabetico con iniezioni di glucosio. Quindi il duo UE-USA decide di bombardare per mettere pace, con la giustificazione che tutto ciò serva a prevenire il genocidio, mentre per uguali situazioni nel vicinissimo Medio oriente non si procede certo con misure analoghe. Questo atteggiamento non può fare altro che polarizzare ulteriormente le divisioni e far proliferare fenomeni radicali come l’ISIS che sarebbero da approfondire con calma e rispetto, valori di cui s’è persa traccia in questi giorni di urgenza e aggressività. Ci chiediamo se possono due ministri decidere per un intero paese senza consultare il parlamento preventivamente. Violenza genera violenza e l’articolo 11 della costituzione non è un optional.

Un discorso interessante, meritevole di attenzione, che ricorda da vicino quelli da sempre fatti dalla sinistra-sinistra italiana in materia di conflitti. A fare scalpore è però quel "da approfondire con calma e rispetto" riferito all'Isis. "Rispetto" per dei ribelli che stanno uccidendo migliaia di persone e sterminando gli yazidi? Forse la cosa è stata detta con leggerezza, mentre certamente l'importanza di affrontare questioni strategiche con una visione un po' più ampia di quella che si è vista negli ultimi anni è certamente condivisibile.

Ma davvero il governo italiano "gioca a fare la guerra in Iraq"? In realtà il ministro degli Esteri Mogherini ha più volte smentito la cosa, facendo sapere che quello allo studio "non sarà un intervento militare vero e proprio, bensì di un intervento a sostegno dell'azione militare del governo autonomo del Kurdistan iracheno". Il tutto perché "la necessità assoluta consiste nel fermare lo Stato Islamico: con aiuti alla popolazione civile ma anche, per esempio, attraverso l'eventuale apertura di corridoi umanitari". Non guerra, quindi; ma un aiuto ai militari curdi che in questo momento sono in prima linea e che si sono dimostrati fino a questo momento un partner molto più affidabile di altri che hanno ricevuto ben altri appoggi nel recente passato.

E quindi qual è la posizione del Movimento 5 Stelle sulla questione? Lo ha spiegato Manlio Di Stefano in un'intervista alla Stampa:

"Ci vorrebbe un intervento diplomatico forte. O anche intervenire con corpi non armati. Interventi umanitari. Invece abbiamo bombardamenti veri e propri: ma così si polarizzano ulteriormente le divisioni. Noi andiamo a gettare bombe contro i terroristi. È vero, sono terroristi. Ma siamo sicuri che per ogni terrorista morto non ne nascono altri cento? Quella provocazione del Califfato di arrivare fino a Roma significa questo: più voi intervenite, più noi reagiremo".

IRAQ-UNREST-KIRKUK

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