Renzi: lupo in Italia, agnello in Europa

Il gran movimento di incontri ferragostiani di Matteo Renzi dimostra non tanto la volontà del premier di ascoltare interlocutori importanti come il capo dello Stato quanto la ricerca di una via d’uscita dalla situazione di stallo del governo.

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Al di là delle riforme in corso d’opera (nuovo Senato e nuova legge elettorale) il nodo resta lo stato dell’economia, con l’Italia nel gorgo della recessione e con la Ue decisa a non consentire deroghe sulla linea del rigore.

I giorni e le settimane corrono via ma non pare proprio che il semestre italiano stia dando i risultati sperati per fare cambiare passo all’Europa e conseguentemente permettere all’Italia quella flessibilità voluta da Renzi.

Il premier italiano ha ribadito (poteva non farlo?) di essere sulla stessa linea di Draghi e della Ue – non derogherà dal 3% - pur sottolineando la scelta di fare le riforme in piena autonomia senza l’imprimatur o le interferenze esterne. Renzi mostra i muscoli, un modo per tener alto il consenso in patria, ma poco efficace rispetto ai risultati concreti.

Insomma, ai suoi in Italia il premier annuncia battaglia per avere più autonomia dalla Ue, poi non riesce a tradurre con coerenza queste promesse rimanendo di fatto fra l’incudine e il martello. Renzi sa bene che il permanere della crisi economica può erodere in breve il suo consenso con il rischio di imboccare una via senza uscita, se non quella delle elezioni politiche anticipate.

Chiede Pietro Vernizzi a Lanfranco Turci (ex dirigente Pci-Pds-Ds e già presidente dell’Emilia Romagna): “Perché Renzi non riesce a farsi ascoltare dai partner Ue?”.

Risponde l’ex deputato Ds: “ Renzi non ha neppure tentato di farsi valere nei confronti dei partner Ue su quanto va cambiato in Europa. Doveva nascere un asse tra Italia e Francia, ma non se ne è vista traccia. Juncker non sta segnalando il possibile inizio di una svolta nella politica della Commissione Ue. Non si può continuare sulla linea dell’austerità. Renzi dovrebbe avere il coraggio di sottolineare che non si riconosce in questa linea politica, eppure in cinque mesi di governo non è riuscito a dirlo una sola volta”. Già.

Il premier in Italia fa il lupo e in Europa fa l’agnello: Napolitano non gli consente di più. E Renzi, senza Napolitano, sa bene di ruzzolare a terra passando in un baleno dagli altari alla polvere.

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