Alfano non molla sull'articolo 18: "Accelerare le soluzioni"

Angelino Alfano
Angelino Alfano è tornato alla carica sulla questione dell'articolo 18. Dopo aver sollevato non poche polemiche sulle misure da adottare per la ripresa occupazionale, il ministro degli Interni insiste: "Renzi ha detto che occorre riscrivere l'intero Statuto dei lavoratori, non solo l'art. 18 ed è il primo leader della sinistra ad affermare questo, quindi siamo sulla strada giusta". La cosa giusta da fare, dunque, è quella di "rallentare le polemiche ed accelerare le soluzioni".

Per la verità, Renzi in perfetto politichese democristiano, non si è pronunciato direttamente sulla tutela valida per le imprese con più di 15 dipendenti. Il premier si è limitato a dire, in maniera vaga: "L'articolo 18 è assolutamente solo un simbolo, un totem ideologico. Trovo inutile stare a discutere se abolirlo o meno. Serve solo ad alimentare il dibattito agostano [...] Lo Statuto dei lavoratori lo riscriviamo e riscrivendolo pensiamo alla ragazza di 25 anni che non può aspettare un bambino perché non ha le garanzie minime".

Da queste parole, è difficile comprendere se l'articolo 18 verrà toccato o meno (perché è inutile discuterne) e non è nemmeno chiaro cosa intenda Renzi quando afferma che vuol riscrivere lo Statuto dei lavoratori. Quello che è certo è che per il leader del Pd l'impossibilità a licenziare senza giusta causa è un "totem", qualcosa di vetusto che appartiene ad un'altra epoca. E per avvalorare le sue tesi tira in ballo anche una giovane precaria, mettendo i suoi interessi contro quelli degli altri lavoratori. Più blairiano di così si muore!

Tuttavia le posizioni espresse dal premier hanno ringalluzzito Alfano, che vorrebbe intestarsi una possibile svolta conservatrice del governo, cercando di giocare d'anticipo su Forza Italia. Il partito di Berlusconi, infatti, vista una certa malcelata disponibilità del Tony Blair di Rignano sull'Arno a fare riforme di carattere liberista, sta cercando un patto politico sui temi economici con il governo. Ciò è stato evidenziato palesemente da Brunetta prima e da Berlusconi poi.

Alfano, allora, come un bimbo dispettoso che dice un po' piccato "no l'ho detto prima io", prova a far passare l'idea che a dirigere l'operazione sulla riforma del mercato del lavoro ci sia solo il Nuovo Centrodestra.

Ecco cosa ha scritto su Twitter:



Il riferimento a Sacconi non è casuale. L'ex socialista è da sempre favorevole ad una revisione dell'articolo 18 e concorda con Alfano che almeno in prima battuta va abrogato per i neo assunti, già a partire da agosto.

L'ex ministro del lavoro, che non vede l'ora di mettere il cappello su un eventuale revoca della norma in discussione, appena ha sentito le dichiarazioni di Renzi non è riuscito a trattenere la gioia:



Ci pare comunque difficile che ci possa essere un intervento drastico del governo sullo Statuto. Molti esponenti del Pd, da Bersani a Damiano fino a Guerini, non sembrano proprio intenzionati a seguire Renzi su un terreno così ostile al sindacato.

In ogni caso, facciamo una scommessa. Se Renzi andasse incontro agli interessi della destra, mettendosi contro un pezzo del suo partito, a piazzare la bandierina del vincitore sarà Silvio Berlusconi. Se Alfano cerca di occupare gli spazi mediatici agostani per la sua battaglia, Berlusconi saprà come riempire quelli autunnali, magari sfilando anche un po' di parlamentari ad Ncd.

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