Edward Snowden a Wired svela il progetto MonsterMind e avverte: "Hacker americani nella Rete siriana"

In una lunga intervista rilasciata a James Bamford di Wired, Edward Snowden parla di un progetto segreto degli Usa.

Vive nascosto da qualche parte in Russia dove da giugno 2013, cioè da quando è "sparito" dall'aeroporto di Mosca, ha ottenuto il permesso di soggiorno. Cerca di essere molto riservato e si protegge con una serie interminabile di misure di sicurezza. Edward Snoden, in Italia noto come "la talpa del datagate", l'ex tecnico della CIA e collaboratore di un'azienda consulente della National Security Agency che ha rivelato l'esistenza di programmi di sorveglianza di massa del governo Usa nei confronti dei cittadini americani ed europei, ha rotto il silenzio e ha rilasciato una lunga intervista a James Bamford di Wired posando anche per un servizio fotografico (qui trovate l'articolo intero e qui il dietro le quinte).

Il titolo del pezzo di Bamford è "The Most Wanted Man in The World", ma vi consigliamo di guardare anche il dietro le quinte, intitolato "Call Me Ed" perché il fotografo Platon e lo stesso Bamford raccontano come è stato l'incontro con Snowden.

Nella foto di copertina Snowden è ritratto aggrappato alla bandiera degli Stati Uniti e non è un caso: durante l'intervista, infatti, ha detto che il suo Paese gli manca moltissimo e che sarebbe anche ad andare in carcere pur di rientrare in Patria, ma a patto che questo possa servire per una giusta causa.

Oltre a confermare la sua posizione contro i programmi di sorveglianza di massa, Snowden ha rivelato che il blocco della Rete in Siria avvenuto nel novembre del 2012 è stato causato da hacker della NSA, in particolare da quello che viene chiamato il reparto Tao: gli hacker, in pratica, stavano provando a infiltrarsi nella Rete siriana e hanno messo temporaneamente fuori uso tutte le connessioni di quel Paese.

Molto interessante anche la parte dell'intervista in cui Snowden parla di un progetto segreto che si chiama MonsterMind e che consiste in un programma che automatizza il processo di riconoscimento dell'avvio di un cyber-attacco da parte di un Paese straniere. Lo scopo è dunque quello di analizzare continuamente il traffico per cercare segnali di un attacco in modo da bloccarli sul nascere. Secondo Snowden però il problema di un programma di questo genere è che gli attacchi potrebbero essere contraffatti coinvolgendo Paesi terzi innocenti e dunque si potrebbero creare con facilità degli attriti nella diplomazia internazionale. MonsterMind sarebbe dunque un robot operante in autonomia e potenzialmente capace di scatenare una cyberguerra.

Un altro passaggio interessante è quello in cui Snoden con forza nega l'esistenza di una seconda talpa nonostante lo stesso James Bamford che aveva davanti al momento dell'intervista fosse convinto dell'esistenza di un "complice" e nonostante anche alcuni analisti siano convinti che non fosse l'unica talpa.

Edward Snowden intervista a Wired

Nel video in apertura del post il dietro le quinte dell'intervista con le parole di Bamford e del fotografo Platon, qui sotto invece un altro breve video intitolato "Edward Snowden in His Own Words"

Foto © Wired.com

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