Renzi, montagne di soldi Ue non spesi. Perché non commissariare le Regioni?

In Italia, si sa, c’è il rimpallo delle responsabilità e le colpe politiche e amministrative sono sempre di “altri”. Un esempio pesante viene dal continuo scarto tra le previsioni dei governi succedutisi dal 2011 a oggi e la realtà economica italiana, sempre in forte affanno, tutt’ora in recessione.

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Chi sbaglia sulle previsioni? Di chi la colpa del perché le previsioni falliscono sempre? Cambiano i premier, le maggioranze di governo, i super consulenti, ma la musica è sempre la stessa, con i cittadini a pagare il conto per tutti.

Un esempio del paradosso (per non dire peggio) italiano è quello dei fondi Ue, montagne di soldi europei assegnati al nostro Paese ma che poi non vengono realmente spesi e si volatizzano come neve al sole di maggio. Negligenza, vincoli burocratici, incapacità di gestione, commistione fra politica e affari malavitosi?

La spesa dei fondi messi a disposizione dall’Unione Europea è ossigeno fondamentale per la nostra economia, una priorità assoluta per l’Italia. Perché lo Stato non esercita il potere sostitutivo che la Costituzione gli assegna per commissariare le Regioni e gli enti locali che, per negligenza o incapacità, non utilizzano o spendono male o sprecano i fondi Ue?

Gianpiero D'Alia, deputato e presidente dell'Udc, commenta la lettera inviata dalla Commissione europea al governo italiano sul corretto utilizzo dei fondi Ue. "Oggi i fondi comunitari - osserva D'Alia - sono una delle poche leve fiscali in possesso degli Stati per creare crescita e occupazione, dunque per garantire quella coesione sociale tra aree del Paese che si trovano in contesti diversi: se le regioni e gli enti locali non sanno garantirsi da soli l'uso virtuoso di queste risorse è giusto che lo faccia lo Stato".

Già, lo Stato: ma quale Stato? Chi deve operare concretamente che gli intoppi vengano superati e che i nodi vengano rescissi, magari con il tempismo e la severità necessarie? Qui siamo. Con il governo che non sa che pesci pigliare: se prima delle riforme serve la crescita o se sono le riforme a generare la crescita. Insomma, siamo alle solite: viene prima l’uovo o la gallina?

Intanto Renzi preme l’acceleratore sulle “sue” riforme (sostenute da Berlusconi) del Senato e dell’Italicum. Ma gli italiani, con queste riforme del Palazzo, non mangiano. Il premier grida vittoria sul Senato, insiste e rassicura: “Porteremo l’Italia fuori dalla crisi: l’Italia ha un grande futuro, le finanze italiane sono sotto controllo e continueremo a ridurre le tasse. Faremo cose rivoluzionarie”. Soliti annunci feriali?

Il nuovo Senato e l’Italicum attireranno gli investimenti esteri e saranno utili per agganciare la ripresa e uscire finalmente dal buio della crisi? Intanto un italiano su due è stato a casa a Ferragosto e l’autunno promette tempesta.

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