M5S, Di Battista sul blog di Grillo: "L'Isis deve diventare un interlocutore"

Alessandro Di Battista, membro della Commissione Esteri della Camera, parla della questione irachena sul blog di Grillo.

Un post di 19.396 battute per analizzare la questione irachena, come è nata, quando e dove vanno rintracciate le radici, fino a ipotizzare che cosa l'Italia dovrebbe fare in questa crisi internazionale. Ovviamente neanche 19.396 battute possono bastare per spiegare una questione così complessa, tuttavia Alessandro Di Battista ci ha provato sul blog di Beppe Grillo in questo sabato sonnacchioso del weekend di Ferragosto e ha fatto notizia. Il post, infatti, è stato ripreso dai principali siti web italiani e anche dai tg soprattutto per un passaggio, questo:

"Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana"

Una frase che ovviamente fa scalpore e che potrebbe passare come una difesa dei terroristi, tanto che nei titoli delle agenzie e dei siti web si legge "Iraq: M5S choc, terrorismo unica arma per chi si ribella" (Ansa, La Stampa & Co.) estrapolando dunque una singola frase invece di riassumere il senso del discorso (compito complesso considerata la lunghezza del post).

Tuttavia, per capire quello che Di Battista vuole dire sono indispensabili i passaggi precedenti a quella frase e i passaggi successivi. Il deputato pentastellato infatti scrive:

"Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un punto complesso ma decisivo. Nell'era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. È triste ma è una realtà"

Poi dopo il passaggio sul kamikaze spiega:

"Non sto né giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un'azione violenta subìta il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo a interlocutore. Compito difficile ma necessario, altrimenti non si farà altro che far crescere il fenomeno"

Questa parte del post di trova in un paragrafo in cui Di Battista prova a ipotizzare che cosa bisognerebbe fare adesso che l'Isis sta avanzando, sta conquistando città importanti e minacciando migliaia di cristiani. Secondo lui occorre prima di tutto mettere in discussione la leadership nordamericana, perché "gli Usa non ne hanno azzeccata una in Medio Oriente", poi l'Italia dovrebbe

"spingere affinché l'Ue promuova una conferenza di pace mondiale sul Medio Oriente alla quale partecipino i Paesi dell'ALBA, della Lega araba l'Iran, inserito stupidamente da Bush nell'asse del male, e soprattutto la Russia, un attore fondamentale che l'Ue intende delegittimare andando contro i propri interessi per obbedire a Washington e sottoscrivere il TTIP prima possibile"

Inoltre, scrive Di Battista, l'Italia dovrebbe promuovere una moratoria internazionale sulla vendita delle armi e dovrebbe "trattare il terrorismo come il cancro", perché il cancro si combatte eliminandone le cause, non occupandosi esclusivamente degli effetti.
Altri suggerimenti del pentastellato sono: porre all'attenzione della comunità internazionale il problema dei confini degli Stati, perché l'obiettivo politico dell'Isis è la messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall'Occidente dopo la Prima Guerra Mondiale e secondo Di Battista tale obiettivo "ha una sua logica".

Poi c'è il passaggio incriminato dalla stampa sullo smettere di considerare il terrorista come un soggetto disumano con il quale non si può intavolare una discussione, infine Di Battista dice che "occorre legare indissolubilmente il terrorismo all'ingiustizia sociale" e che l'Italia deve cominciare a pensare alla ricostruzione di una società post-petrolifera, perché il petrolio "è la causa della stragrande maggioranza delle morti del XX e XXI secolo. Costruire una società post-petrolifera richiederà 40 anni forse ma prima cominci prima finisci. Non devi aspettare che il petrolio finisca".

Alessandro di Battista sull'Iraq

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