Berlusconi, “doppio gioco” per dettare l’agenda del governo e tenere in pugno Renzi

Non alza più la voce Silvio Berlusconi, anzi tiene i toni bassi sapendo che il tempo può lavorare per lui, dato che Matteo Renzi senza l’appoggio in parlamento degli “azzurri” non può sfangarla.

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Quando sulle riforme frutto del patto del Nazareno il premier spinge e tira dritto passando persino alle … minacce, la tagliola scatta, con i dissidenti della propria maggioranza a giocare ai franchi tiratori e a tenere il governo sul filo di lana, salvato – come appena accaduto sul primo via libera sul nuovo Senato - dal voto degli uomini dell’ex Cav.

Di fatto, si è già altre la contraddittoria doppia maggioranza, quella parlamentare (a trazione Pd- Ncd e affini) e quella politica (Renzi-Berlusconi), con il capo di Forza Italia che gioca su due tavoli, nel doppio ruolo di partito di opposizione e di governo.

Il gioco è scoperto ma l’ex premier altre carte non ha e sa bene che alla fin fine può trarne vantaggi, insperati solo poche settimane addietro. Tant’è ne dica Renzi, Forza Italia non è “aggiuntiva” alla maggioranza ma è indispensabile, senza la quale il governo può saltare ad ogni votazione importante.

Da ciò deriva il ruolo determinante di Berlusconi, deciso a dettare l’agenda del governo sui temi caldi quali la riforma della giustizia, il “nuovo” statuto dei lavoratori, la riduzione fiscale, lo sforbiciamento del debito pubblico ecc.

Se su questi nodi Renzi non fa da locomotiva, il treno del governo rischia di deragliare, perché senza i voti di Forza Italia la riforma del Senato torna indietro e l’Italicum s’impantana prima di fare il primo passo.

In questo quadro, il cosiddetto piano A, alla fine se tutto andasse in porto, Berlusconi “padre della patria” potrebbe anche assecondare le richieste trasversali e rientrare ufficialmente nella maggioranza, con ministri ecc.

In caso contrario, il piano B, Berlusconi è pronto a spingere sul tasto “contro”, attaccando a raso terra Renzi, incapace di fare le riforme e quindi cercando il maggior consenso possibile in vista di possibili elezioni politiche anticipate.

Renzi non pare preoccupato, in nessun caso. Ma l’autunno si carica di interrogativi pesanti: se la recessione prende velocità il governo è costretto a preparare una nuova purga da cavallo per gli italiani.

A quel punto che fine farà il 40% dei voti presi dal Pd renziano nelle europee? Per mettere le mani avanti il premier potrebbe giocare d’anticipo e tentare l’avventura del Renzi-bis. Carta vincente o ennesimo bluff per allungare l’agonia?

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