Renzi prepara il discorso per la Ue. Tornerà in Italia “vincitore” o con le pive nel sacco?

A fine mese Matteo Renzi terrà l’atteso discorso in veste di presidente di turno della Ue con l’obiettivo di dare una sterzata alla politica di rigore fin qui imposta dalla Germania con costi salatissimi per molti Paesi, Italia compresa.

FRANCE-EU-PARLIAMENT

Il premier italiano vuole dimostrare che l’Italia ha la possibilità di contare in Europa e che nel suo semestre di Presidenza può lasciare il segno, aprendo una fase nuova per il continente, con ripercussioni immediate sul nostro Paese. Ma sarà davvero possibile cambiare direzione e passo all’economia europea puntando più su investimenti, sviluppo e riforme che sulla mordicchia ai bilanci?

Il rischio è che Renzi vada a parlare in Europa con lo sguardo rivolto esclusivamente all’Italia, facendo cioè un discorso propagandistico, volto a conservare il proprio consenso in vista anche di un non improbabile ricorso a nuove elezioni politiche anticipate. D’altronde, Renzi sa bene che il semestre di Presidenza non contiene la bacchetta magica e miracoli sono esclusi in partenza: addirittura oggi la Commissione non esiste e la nuova non sarà insidiata che nel mese di novembre, con la conseguenza che non si farà niente prima dell’inizio del nuovo anno.

Sconsolante? Peggio. A dimostrazione che i bla bla della politica restano tali, non solo in Italia. Comunque Renzi andrà in Europa per chiedere all’Europa e l’Europa invece chiederà all’Italia. Cosa?

Dice l’economista Giuseppe Turani direttore di Uomini e Business: “L’Europa dall’Italia si aspetta che rispetti il limite del 3% perché abbiamo un grosso debito, poi però si aspetta anche che vengano fatte le riforme in quanto se non vengono fatte non ce la faremo mai. Adesso sono diventati tutti keynesiani, io sarei anche d’accordo di sforare per 2-3 anni il limite, ma temo che quei soldi poi non andrebbero a buon fine, ma a pagare la spesa corrente, è il vecchio assioma che si regala del pesce invece della canna da pesca”. Allora?

Precisa Turani: “L’Europa è una macchina decisionale che ha tempi lentissimi, anche 10 volte quelli italiani che sono già i più lenti d’Europa. Renzi può continuare a dire che saremo la locomotiva, ma non gli crede nessuno”. Domanda Maurizio Donini a Turani: “E’ lecito aspettarsi che la Commissione Europea adotti un’interpretazione più favorevole rispetto i limiti di bilancio?
Non credo, comunque l’allentamento dovrebbe avvenire a fronte di severissimi tagli che portino al risanamento del bilancio. Temo che il combinato disposto politico-burocratico-sindacale produca quello che è il risultato odierno. Se avessimo speso, come dicevo prima, in canne da pesca, avremmo il paese più moderno d’Europa”.

Ultima domanda di Donini: “La UE ha chiesto da tempo all’Italia due riforme strutturali che ritiene fondamentali, il mercato del lavoro e la PA. Ritiene che il governo Renzi avrà la forza di intervenire su questi due versanti?”

Risposta di Turani: “Io ho i miei dubbi, questo discorso delle riforme si trascina dai tempi di Monti e anche prima. Adesso qualcuno propone una sorta di liberalizzazione, tipo sospensione dell’art.18 per i primi tre anni. Io penso che il diritto del lavoro italiano andrebbe semplicemente raso al suolo e riscritto, oramai è una cosa senza senso. Però credo che questo coraggio non ci sarà e non penso Renzi ci possa riuscire. Lui gode di un grosso consenso popolare, ma finora ha fatto poco, ha regalato gli 80 euro, bene, ma per tagliare effettivamente la spesa pubblica deve dare dei dispiaceri, se fa questo farebbe il bene del paese e dei conti, ma perderebbe il consenso, finora ha evitato di farlo, ma prima o poi andrà fatta”.

Insomma, c’è poco da stare allegri. Ci affidiamo a Gramsci con “ il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà”.

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