I sondaggi di Repubblica e la scomparsa di un'alternativa: la vittoria di Berlusconi

da https://www.flickr.com/photos/precariopoli/2902197107/, common creativeIn questi giorni abbiamo appreso da un sondaggio di Repubblica come il presidente del consiglio (e di Fininvest, Mondadori, Milan, Medusa etc..) sia ai suoi massimi livelli di gradimento, per la gioia del suo "popolo" ammirato e per lo sconcerto di chi pensa che Berlusconi sia la cosa peggiore accaduta in Italia dalla fine del fascismo.

Al di là della caduta libera imbarazzante a livello culturale e sociale avvenuta in Italia negli ultimi anni, anche grazie alla spazzatura televisiva del presidente, è importante, anzi fondamentale, chiedersi il perchè di questo risultato. Primo fattore assodato, Berlusconi ha sfruttato bene il suo potere mediatico e la sua esperienza in campo comunicativo, aiutato in modo incredibile dalla mancanza di "avversari politici" che non gli hanno ricordato attraverso una legge che un politico non può (o non dovrebbe) avere dietro un potere economico e mediatico come il suo.

Da vent'anni il "centro sinistra" non ha mai fatto nulla per tappare la falla legislativa. Questo è un dato di fatto. Questo processo è arrivato al ridicolo nelle ultime elezioni, con Veltroni ad aver riabilitato Berlusconi quando se lo filavano in pochi (creazione del Pdl in una piazzetta di Milano con pochi amici), un Veltroni preoccupato più di Prodi che dell'avversario (e, parentesi, adesso forse è più intuibile per tanti come Walter non valga la metà di Prodi a livello politico).

Una terza motivazione viene più da lontano: il "vizio storico" della sinistra di considerare un pericolo tutto ciò che esce dalle istituzioni stabilite. Nonostante la cultura di sinistra sia riuscita, fino alla fine degli anni 70', a canalizzare le energie innovatrici che venivano dalla strada e dai conflitti, molto più violenti di quelli di oggi; ciò ha provocato una rottura drastica con intere generazioni.

Al contrario la destra del dopo guerra non si è mai riconosciuta (e continua farlo in modo sottile ma evidente) nell'arco costituzionale e democratico che ha dato vita alla repubblica, è stata una cultura anti-istituzionale, fortemente destabilizzante, e questa carica è arrivata fino ad oggi giungendo a rappresentare una micro conflittualità che più di ieri proviene da una rabbia sociale e anti-istituzionale.

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