De Gasperi “padre” della Festa dell’Unità? Che c’azzecca?

Nel sessantesimo della morte di Alcide De Gasperi l’idea di dedicargli la Festa nazionale dell’Unità avanzata dall’ex margheritino diccì Giuseppe Fioroni non ha né capo né coda. Non avendo altri argomenti rispetto ai tanti nodi politici attuali l’ex ministro esce allo scoperto in modo stravagante per conquistarsi un titolo sui giornali in questo periodo ferragostiano temporalesco.

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Che c’azzecca De Gasperi con l’Unità (e la sua festa), il giornale organo del Pci, il più ostile nei confronti dello statista trentino e della DC? Fioroni e i tanti come lui sono l’esatto opposto del l'ex grande statista democristiano: questi oggi sempre a sgomitare per cercare i riflettori mediatici e dediti ai compromessi più deteriori per uno strapuntino così come ieri De Gasperi, all’opposto, lontano dal volere una popolarità a buon mercato e contrario a scendere a compromessi con le proprie convinzioni, con i propri ideali e con la propria coscienza.

Questi oggi dediti solo alla politica dello spot dalla durata di una battuta inutile per interessi di bottega quanto ieri De Gasperi impegnato in una analisi complessa a costruire strategie di ampio respiro e lungo periodo volte agli interessi generali della nazione. Questi oggi sempre alla ricerca dell’uomo della provvidenza, in un percorso perennemente a zig zig, dediti ad alleanze di partito e personali con l’unico obiettivo del potere, quanto ieri De Gasperi sapeva guardare lontano e nella giusta direzione su temi decisivi quali la democrazia e il comunismo, la libertà e la dittatura, l’occidente e l’oriente, l’economia di mercato libera e l’economia di stato di stampo socialista.

Basta ricordare un solo esempio, a dimostrazione dell’abisso che separa De Gasperi da un Fioroni e/o dal suo “capo” pro tempore Renzi: ci riferiamo all’intervento memorabile quanto sobrio e pacato del 10 agosto 1946 a Parigi all’assemblea plenaria dei ministri degli esteri internazionali.

Parla De Gasperi: “Signori, prendendo la parola in questo consesso mondiale, sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”. Scrive Antonio Ghirelli: “La modestia, la nobiltà dell’avvio fanno correre un brivido nell’immensa sala del Lussemburgo”.

Prosegue De Gasperi: “E soprattutto la mia qualifica di ex nemico che mi fa considerare come imputato … Non corro io il rischio di apparire come uno spirito angusto e perturbatore, che si fa portatore di egoismi nazionali e di interessi unilaterali?. Ho il dovere, innanzi alla coscienza del mio Paese per difendere la vitalit del mio popolo, di parlare come italiano; ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che armonizzando in sé le aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universalistiche del cristianesimo e le speranze internazionaliste dei lavoratori, è tutt’ora rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire”.

E Chiude: Come italiano non vi chiedo alcuna concessione particolare, vi chiedo solo di inquadrare la nostra pace nella pace che ansiosamente attendono gli uomini e le donne di ogni paese che nella guerra hanno combattuto e soffrono per una meta ideale, guardate a quella meta ideale, fate uno sforzo generoso e tenace per raggiungerla”.

Scrive sempre Ghirelli: “De Gasperi non implora e non recrimina, non piange come Vittorio Emanuele Orlando nell’altro dopoguerra, non minaccia rivincite come ha fatto Mussolini per vent’anni”. Punto.

Dice Raffaele Reina: “A Fioroni si chiede: cosa c’entra il Pd, partito di scaturigine comunista, parte importante del PSE, con tutta la vita culturale, religiosa e politica di Alcide De Gasperi, statista cattolico, democristiano e popolare, riconosciuto tale in campo internazionale, ieri e oggi?”.

Già. Fioroni torni a sfogliare la margherita e presto, nell’incipiente autunno, si rinchiuda nel suo letargo.

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