Papa Francesco apre alla beatificazione di Romero: "la voce dei senza voce"

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Papa Francesco, di ritorno dal suo viaggio dalla Corea del Sud, ha fatto un annuncio che ha destato grande felicità in El Salvador e nell'America latina tutta: Oscar Romero, "la voce dei senza voce", sarà presto beato. Ecco cosa ha detto il Pontefice:

"Monsignor Romero è un uomo di Dio e adesso i postulatori devono muoversi perché non ci sono impedimenti. La causa di Romero era ferma nella Congregazione per la Dottrina della Fede, bloccata dalla prudenza. Ora è passata alla Congregazione per i Santi e sta seguendo il percorso normale di un processo"

Le parole di Bergoglio avranno lasciato un po' di amaro in bocca ai nostalgici di una fede euro-centrica e immersa nello scontro ideologico della guerra fredda. Ma il "Vescovo di Roma" (così si è definito il Papa al momento della sua elezione al soglio pontificio), in linea con la sua idea di una Chiesa povera, non poteva più ignorare la devozione popolare che accompagna la figura del monsignore salvadoregno, che spese la sua vita per i poveri.

Romero fu arcivescovo di San Salvador tra il 1977 e il 1980. Erano gli anni in cui gli Usa, per bloccare la possibile avanzata dei governi socialisti, sostennero e armarono una serie di feroci dittature militari "nel cortile di casa". L'approccio colonialista, che era stato un tempo di spagnoli e portoghesi, fu continuato dai nordamericani che, attraverso dittature fasciste, favorirono un'economia di depredazione delle risorse. Le vene aperte dell'America latina, come direbbe Galeano, sanguinavano copiosamente.

Le gerarchie ecclesiastiche, che propugnavano un viscerale anti-comunismo, si schierarono accanto ai regimi autoritari. Dal Cile all'Argentina, la Chiesa di Roma simpatizzò (spesso anche pubblicamente) con i carnefici e dimenticò le vittime. Ovviamente il guadagno economico per il Vaticano fu alto.

Ma al di là delle gerarchie, ci furono vescovi, preti e suore che non dimenticarono la loro missione evangelica. Fra questi, per l'appunto, ci fu Oscar Romero. Il prete di Ciudad Barrios non solo fu molto lontano dall'ideologia anti-comunista del clero, ma sposò a viso aperto la causa dei poveri contro il regime militare. Durante la sua missione, la sua spiritualità "semplice" e la passione civile lo avvicinarono sempre di più alla causa dei contadini schiavizzati dai latifondisti.

Così Romero decise di andare oltre il sostegno materiale e spirituale dei fedeli. Le sue prediche domenicali diventarono un vero e proprio j'accuse nei confronti del regime. Durante le sue omelie era solito leggere i nomi delle persone sparite ed elencava le torture che erano costretti a subire gli oppositori politici. Non mancavano, poi, vibranti denunce contro gli squadroni della morte. I suoi discorsi venivano trasmessi alla radio e aprirono gli occhi al mondo sulla situazione in El Salvador.

Il suo approccio "militante" non sfuggì a Papa Paolo VI, che osteggiò il suo operato. Nemmeno Giovanni Paolo II gli fece sentire la sua vicinanza (non presenziò al suo funerale). Nessuno, però, osò rimuoverlo dal suo posto: la comunità salvadoregna era troppo legata alla figura di Romero.

Il problema di fondo tra il Vaticano e l'arcivescovo di San Salvador era il suo forte interesse per i temi sociali e la sua vicinanza alla Teologia della Liberazione, che incluse alcuni precetti marxisti nella sua dottrina sociale. Tuttavia, è bene ricordarlo, Romero non fu tra i principali ideologi del movimento teologico che attecchì in America latina in risposta alla crescente povertà del continente desaparecido.

Romero fu assassinato il 24 marzo 1980. Mentre stava celebrando messa, un sicario gli sparò un colpo alla giugulare. Il mandante dell'omicidio era Roberto D'Aubuisson, leader del partito nazionalista conservatore Arena (Alianza Republicana Nacionalista). Nell'omelia, l'arcivescovo aveva ribadito la sua denuncia contro il governo, reo di mandare avanti i bambini sui campi minati. L'assassino freddò la vittima nel momento in cui stava elevando l'ostia consacrata. Durante il funerale l'esercito aprì il fuoco sui fedeli.

Giovanni Paolo II cercò di riparare alla poca vicinanza espressa dal clero nei confronti di Romero. Già nel 1983 si recò sulla sua tomba. Inoltre, durante il Giubileo del 2000 rivalutò la figura di Romero come martire della Chiesa. Durante il pontificato di Benedetto XVI, la questione della beatificazione subì un rallentamento. Poi è arrivata la presa di posizione forte di Bergoglio, che già nell'aprile scorso si era detto favorevole alla beatificazione.

Dunque Romero, ucciso per odium fidei, potrebbe diventare beato molto presto. Da El Salvador, il ministro degli Esteri ha espresso la sua soddisfazione. Hugo Martinez ha dichiarato a tale proposito: "Siamo molto soddisfatti per l'interesse e la determinazione di sua Santità e siamo molto ottimisti riguardo al nuovo slancio che ha avuto la causa di beatificazione".

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