Terremoto dell'Aquila, Commissione Grandi Rischi: tutti condannati. Ma perché?

L'Aquila, Terremoto: Condannati tutti i membri della Commissione Grandi Rischi

L'Aquila. Sono stati tutti condannati, i membri della Commissione Grandi Rischi.

Gli imputati erano: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile diretta da Guido Bertolaso, attualmente in forze all'ISPRA, Enzo Boschi, presidente dell’Ingv (l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, noto alle cronache per le informazioni sulle scosse di terremoto, che monitora quotidianamente), Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.A.S.E. (la soluzione abitativa post terremoto voluta da Berlusconi e Bertolaso), Claudio Eva ordinario di fisica all’Università di Genova, Mauro Dolce direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione Civile.

Del processo avevamo già parlato lo scorso anno, esattamente 13 mesi fa, quando partì il processo. La questione, al di là delle polemiche, è molto semplice, per quanto si voglia far passare il messaggio che gli esperti della Commissione siano stati condannati per "non aver previsto il terremoto". La verità è che gli scienziati e gli esperti di Protezione Civile sono stati riconosciuti colpevoli di non aver svolto al meglio il loro ruolo, quello di informare la popolazione di un possibile pericolo e di non aver allertato le strutture preposte a quei principi di sana prevenzione che il buonsenso avrebbe suggerito.

Tanto per dare un'idea di cosa andarono a fare i componenti della Commissione il 31 marzo basta riascoltare quest'intervista, rilasciata da Bernardo De Bernardinis, all’epoca dei fatti vicecapo del dipartimento di Protezione Civile, ad una tv locale:

La riunione "farsa" del 31 marzo 2009, con il suo contorno di risibili rassicurazioni, sono un delitto, ora lo sono anche secondo un giudice in attesa che i tre gradi di giudizio completino il loro iter. Che senso aveva portare un team di esperti in Abruzzo, nel pieno dello sciame sismico che avrebbe poi portato alla devastante scossa del 6 aprile, per concludere che "non si potevano prevedere i terremoti"? Non era una verità acclarata già allora?

L'Aquila e la sua provincia in quel momento avrebbero avuto bisogno di altro. Qualche esempio? Allertare la popolazione in modo responsabile invitandola ad adottare comportamenti virtuosi e a prepararsi ad eventuali scosse, evacuare non l'intera città, ma quanto meno quegli edifici che ospitavano le sedi del Comune e della Prefettura, già mappati come "a rischio" in caso di sisma, evitando che la città rimanesse completamente paralizzata e senza coordinamento dopo le 3.32.

Se la funzione della "Commissioni Grandi Rischi" è semplicemente quella di dire che "il grande rischio non è prevedibile" allora non spaventa per nulla la prospettiva che dopo questa sentenza gli scienziati avranno remore ad offrire le loro consulenze alla Protezione Civile. Per limitarsi ad affermare l'ovvio non servono esperti.

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