Renzi “snobba” i sindacati. Camusso: “Pazienza finita!”

Doppiato il capo di ferragosto, dove a tenere banco sono stati i drammatici temi internazionali, Matteo Renzi torna a indossare l’elmetto e ai sindacati che minacciano un “autunno caldo” risponde serafico: “Facciano loro”.

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Una battuta, quella del premier, manna dal cielo per Cgil Cisl Uil, in grado su questo terreno di ritrovare l’unità d’azione, mobilitando la piazza e tenendo il governo sotto tiro.

Il sottosegretario Del Rio prova a smorzare i toni promettendo che il governo non farà quel che i sindacati temono. Siamo al gioco delle parti. Un film già visto, si dirà, che non porterà bene a nessuno, non gioverà certo a tirar fuori dalle secche la nostra malandata economia, a ridare ossigeno al Paese, la cui ripresa è di là da venire.

E’ soprattutto la Cgil, forte dei suoi oltre 5 milioni di iscritti e forte soprattutto del radicamento nel Partito Democratico (oggi marcato Renzi), ad alzare la voce sulle riforme economiche che non arrivano, sul fantasma ricorrente dell’art. 18, sui temuti interventi nella Pubblica amministrazione e sulle pensioni. “Se il governo non lascerà in pace i pensionati – promette la segretaria dello Spi Cgil Carla Cantone – ci sarà una forte mobilitazione, la nostra pazienza è finita. I pensionati sono stati sempre considerati un bancomat, adesso basta!”.

Non bastasse la spada di Damocle che pende sui pensionati (l’appetito vien mangiando, prima si sforbiciano le pensioni “dorate” sopra i 2000 euro poi si scende …), a mettere in agitazione i sindacati è l’ipotesi di un nuovo blocco dei salari nel pubblico impiego.

“C’è da augurarsi che sia una bubbola agostana” scrive la Cgil su Twitter (sapendo bene che non di bubbola si tratta ma di proposta concreta al vaglio del governo!) perché: “un nuovo blocco biennale dei salari nella Pa sarebbe inaccettabile”.

In effetti la categoria (degli impiegati) è stata ridotta all’osso e spremuta come un limone e le ripetute stangate non hanno prodotto altri risultati se non nuovi disoccupati e ulteriore calo del potere d’acquisto dei lavoratori con conseguente calo dei consumi. Negli ultimi 5 anni, di taglio in taglio i dipendenti pubblici hanno visto ridursi il salario reale del 14,6% con un sacrificio che la Cgil quantifica in circa 4 mila euro pro capite.

“Attendiamo una smentita da parte del Presidente Renzi e della Ministra Madia”, dicono Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, Segretari Generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa. “Continuare a pensare che si possa eternamente intervenire sul salario dei dipendenti pubblici e sul loro diritto al rinnovo del Contratto nazionale è un errore madornale; una ricetta, non solo ormai improponibile sotto il profilo della giustizia sociale, ma anche inutile per il governo dei conti pubblici. Ci vuole tanto a capire che se negli ultimi quattro anni, a fronte di un sensibile calo dei dipendenti e della spesa per personale e redditi da lavoro, la spesa pubblica aumenta, fino a sfuggire a ogni controllo rispetto al Pil, il punto non è lì? E’ troppo complicato comprendere che le scelte di “continuità” del Governo Renzi, rispetto a quelli precedenti, sulla pubblica amministrazione sono semplicemente sbagliate?”.

“E si può, senza rischiare l’incoerenza e l’approssimazione”, proseguono i segretari generali “annunciare da un lato una ‘epocale’ stagione di riforma della pubblica amministrazione e, dall’altro, prefigurare un ulteriore blocco della contrattazione per i prossimi due anni? É chiaro al Governo che, così facendo, si sta scegliendo di colpire ancora una volta e apertamente le lavoratrici e i lavoratori pubblici e che la stagione riformatrice che Renzi e Madia stanno prefigurando, già con un qualche azzardo di troppo, diventerebbe “epocale” per lo scontro che questa misura aprirebbe con tutto il settore del lavoro pubblico?”.

Renzi fa spallucce ma già all’orizzonte spuntano i primi nuvoloni e s’odono i primi tuoni. Tempesta in arrivo?

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