Jihadi John si scusa con la famiglia per la rivelazione della sua identità

In una lettera alla famiglia Mohammed Emwazi si scusa con la sua famiglia per i guai arrecati dopo la rivelazione della sua identità.

9 marzo 2015 - Secondo quanto riporta il quotidiano inglese The Sunday Times Mohammed Emwazi, "il boia dell'Isis" meglio conosciuto come "Jihadi John", avrebbe inviato segretamente e privatamente un messaggio alla propria famiglia risiedente nel Regno Unito: il 26enne boia dell'Isis, che in tasca aveva il passaporto britannico prima, fa sapere di essere dispiaciuto per "i problemi e i guai che la rivelazione della sua identità hanno causato" a genitori e parenti.

I familiari di Emwazi vivono ora sotto la protezione della polizia britannica nel Regno Unito al costo di 7mila euro al giorno: solo il padre del 26enne jihadista, Jasim Emwazi, si trova in Kuwait, dove il governo locale gli chiede di dissociarsi apertamente dal figlio nonostante lo abbia definito "un cane" pubblicamente; le scuse di Mohammed Emwazi sarebbero però tutt'altro che un accenno di redenzione: in base alla religlione musulmana infatti chi disobbedisce o crea preoccupazioni ai propri genitori può finire all'inferno. Insomma, una questione anche in questo caso dottrinale: il Corano ammonirebbe i fedeli con l'inferno per chi reca fastidi ai propri genitori; nel caso di Emwazi però è il jihad ad avere la supremazia, visto il "pericolo" per la religione descritto nei motivi alla guerra santa dai miliziani dello Stato Islamico.

Jihadi John non mostrerebbe alcun pentimento per i massacri di cui è stato autore davanti alle telecamere, almeno 8 decapitazioni più le azioni di guerra nelle quali si sarebbe reso protagonista.

L'ex capo del boia dell'Isis: "Il miglior impiegato che abbiamo mai avuto"

2 Marzo 2015 - "È il miglior dipendente che abbiamo mai avuto [...] Era molto bravo con le persone, tranquillo e discreto". Questa è la descrizione di Mohammed Emwazi (meglio noto come Jihadi John), fornita dal direttore di una delle società informatiche per le quali lavorava il boia dello Stato Islamico.

Al quotidiano inglese The Guardian, il manager ha spiegato che non avrebbe mai sospettato dell'evoluzione dell'allora ventunenne informatico:"È arrivato alla nostra porta e ci ha lasciato il suo cv. Come è possibile che una persona così calma e silenziosa come lui possa diventare l'uomo che abbiamo visto nei notiziari? Semplicemente non è logico che lui possa essere quell'uomo".

Jihadi John lasciò la compagnia nel 2010 e fece ritorno nel Regno Unito. Successivamente, fuggì in Siria dove si unì ai miliziani jihadisti. Il direttore della società di IT ha aggiunto che l'unico particolare che ha destato la sua attenzione è stato proprio quello della ricerca di lavoro nell'emirato. La maggior parte delle persone, ha spiegato, preferisce lasciare la regione per trasferirsi in Europa o negli Stati Uniti.

Il boia dell'Isis Mohammed Emwazi: ecco il volto in foto di Jihadi John


Venerdì 27 febbraio 2015

- Continuano ad emergere dettagli sulla vita privata di Mohammed Emwazi, conosciuto fino a ieri con il "nome di battaglia" Jihadi John. Andando a scavare nel suo passato in Inghilterra hanno scovato alcune fotografie in cui è possibile vederlo a volto scoperto. Seguendo la traccia della sua carriera accademica all'Università di Westminster, Sky News Uk ha ritrovato il suo record con tanto di foto. Nell'immagine lo si vede indossare un cappello da baseball, porta il pizzetto e i baffi.

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In mattinata su altre testate erano state pubblicate invece delle immagini che lo ritraggono in età più giovane, presumibilmente intorno agli 11 anni, in occasione di una foto di classe in cui indossa un maglioncino rosso, come tutti i suoi compagni.

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Il boia dell'Isis Jihadi John è Mohammed Emwazi

16.25 - Continuano ad emergere nuovi dettagli sul passato burrascoso di Mohammed Emwazi "in arte" Jihadi John (secondo il giornalista del Foglio Daniele Raineri il suo nome di battaglia in Siria sarebbe Abu Abdullah al Britani, ma a noi risulta che costui risponda al nome di Abu Rahin Aziz, jihadista da Luton).

Indipendentemente dal "nome di guerra" scelto dal 27enne Jihadi John (altro soprannome con il quale i media internazionali lo appellano dalla decapitazione del giornalista americano James Foley), di lui si sa essere nato in Kuwait e cresciuto in un quartiere alto-borghese della zona ovest di Londra; appartenente a una famiglia benestante, secondo la Bbc il giovane Mohammed si sarebbe laureato in informatica all'Università di Westminster, si sarebbe avvicinato al jihadismo nel tardo 2010 e sarebbe andato in Siria intorno al 2012 per poi aderire allo Stato Islamico del Daesh come combattente.

Qui, raccontano alcuni ostaggi liberati o fuggiti, Mohammed Emwazi farebbe oggi parte di un gruppo di tre combattenti, tutti stranieri e probabilmente tutti provenienti dall'Inghilterra, che si farebbero chiamare "The Beatles" per via dell'abbigliamento caratteristico: vestiti di nero e coperti in volto da un passamontagna nero dal quale si vedono solo gli occhi, terribilmente espressivi.

Il rapporto di cui vi proponiamo di seguito uno screenshot (pubblicato dalla Bbc) dimostrerebbe come il nome di Emwazi fosse presente nei database dei servizi britannici già dal lontano 2010, nel quale viene definito "persona d'interesse" presente in numerosi rapporti sull'estremismo islamico redatti dall'MI5:

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Il Washington Post scrive che molte persone di West London, intervistate, hanno raccontato di aver conosciuto Mohammed Emwazi (di cui sembra scomparsa ogni traccia sul web), descrivendolo come "un ragazzo educato cui piaceva indossare abiti alla moda", anche se qualche suo amico si dice "sicuro e non sorpreso" del fatto che Jihadi John fosse proprio Mohammad Emwazi.

Secondo quanto raccontato al Washington Post da alcuni testimoni anonimi (il giornale americano spiega che si tratta di questioni di riservatezza, vista la delicatezza dell'argomento) sembra che Mohammed abbia cominciato il percorso di radicalizzazione dopo un safari in Tanzania nel 2009, cui prese parte quando terminò l'università. A quel viaggio Mohammad partecipò con due amici, Omar e Abu Talib, ma i tre furono fermati ed arrestati al loro arrivo a Dar es Salaam: accusato dall'MI5 britannico di voler andare in Somalia per sostenere il jihadismo radicale degli al-Shabab, Mohammed avrebbe ottenuto in poco tempo il permesso di rientrare in Gran Bretagna.

Secondo Formiche (che cita fonti internazionali in una completissima ricostruzione) nell’autunno del 2009 il giovane incontrò a Londra Asim Qureshi, direttore di ricerca presso l’organizzazione umanitaria CAGE, che difende le vittime della guerra al terrore, per discutere di quello che era successo.

Successivamente decise di tornare in Kuwait, suo paese natale, dove trovò lavoro presso una società di informatica e da dove tornò più volte a Londra, ufficialmente per completare i preparativi del suo matrimonio.

Nel giugno 2010, ha spiegato Qureshi (che continuò ad intrattenere rapporti con lui), Mohammed fu nuovamente arrestato, a Londra, dall'MI5 perchè sospettato di terrorismo. Dopo l'arresto gli fu impedito di viaggiare fuori dalla Gran Bretagna:

"Avevo un lavoro che mi aspettava e il matrimonio [...] mi sento come un prigioniero, controllato da uomini dei servizi di sicurezza che mi impediscono di vivere una vita nuova nella mia città natale, il Kuwait".

avrebbe scritto in un'email il futuro Jihadi John a Qureshi. Lo stesso Asim Qureshi ha rivelato al Washington Post di aver intrattenuto rapporti epistolari con Mohammed Emwazi fino a gennaio 2012; dopo aver tentato di raggiungere l'Arabia Saudita, sempre nel 2012, dove voleva diventare insegnante di inglese (ipresa fallita) i movimenti del giovane Mohammed Emwazi si confondono. Il ragazzo appare e scompare da una parte all'altra del mondo (Europa e Medio Oriente) fino ad arrivare in Siria, forse attraversando il confine dalla Turchia, come la maggior parte dei foreign fighters. Qui avrebbe anche contattato la famiglia, ma non è dato sapere quante volte e cosa si siano detti.

Secondo alcuni testimoni fuggiti o liberati dai sequestri dello Stato Islamico il jihadista con l'accento inglese era il più "mite e intelligente" dei Beatles, incaricati di sorvegliare gli ostaggi in una prigione di Idlib, in Siria, nel 2013.

26 febbraio 2015 - Secondo quanto riporta la Bbc l'ormai tristemente famoso "boia dell'Isis", Jihadi John, si chiamerebbe Mohammed Emwazi , 27 anni di Londra.

La Bbc cita fonti della sicurezza britannica, che in precedenza avevano evitato di rivelare il nome dell'uomo per questioni di sicurezza e intelligence. Secondo l'analista Dominic Casciani, che scrive sulla Bbc, non possiamo avere la certezza che il suo nome vero sia Mohammed Emwazi, ma con certezza possiamo affermare che questa persona è "di interesse" dei servizi segreti inglesi MI5 già dal 2011 e che per questo motivo l'intelligence britannica non confermerà mai la notizia di oggi.

Troppo imbarazzante dover ammettere una sconfitta su tutti i fronti: Enwazi infatti avrebbe fatto parte di una cellula jihadista londinese, controllata più volte in passato dagli uomini dell'MI5, composta da 13 persone.

Identificato l'assassino di James Foley

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Aggiornamento 25 settembre, ore 19:58 - Gli Stati Uniti avrebbero identificato "al 100%" l'assassino dei giornalisti James Foley e Steven Sotloff e del cooperante britannico David Haines, uccisi dall'Isis nelle scorse settimane.

La notizia arriva direttamente dal direttore dell'Fbi James Comey, il quale ha anche precisato che non intende rivelarne in alcun modo il nome.

Assassino James Foley: vicini all'identificazione. Il Times: "Forse è un attore"

Aggiornamento 25 agosto, ore 10:50 - Mentre sale l'attesa sulla rivelazione del nome dell'assassino di James Foley, il Times ha rivelato uno studio condotto sul video dell'uccisione del giornalista da parte di un gruppo internazionale di tecnici incaricato dalla polizia a esaminare il filmato. Ebbene, secondo gli esperti nel video di 4 minuti e 40 secondi sarebbero stati usati trucchi e tecniche di postproduzione e dunque sarebbe una messinscena e la vera decapitazione di Foley sarebbe avvenuta lontana dalla telecamera.

In particolare gli esperti hanno messo in evidenza che dalle immagini non si vede sangue sul coltello anche se viene compiuta più volte l'azione del taglio sul collo. L'uomo dall'accento britannico che si vede nel filmato, dunque, potrebbe essere solo un attore e non il vero assassino di James Foley.

Ambasciatore Usa in Uk: "Identificazione vicina"


Sir Peter Westmacott

, ambasciatore degli Stati Uniti a Londra, ha dichiarato ieri che i servizi di sicurezza sono vicini all'identificazione del cittadino britannico soprannominato "jihadista John" che è sospettato di essere il boia che ha decapitato il giornalista americano James Foley.

Per definire con esattezza l'identità dell'assassino gli investigatori stanno usando dei sofisticati strumenti di riconoscimento vocale. L'ambasciatore, parlando a una televisione statunitense, ha detto che l'individuazione del presunto killer è ormai molto vicina.

L'uomo camuffato da una maschera nel video dell'uccisione di Foley ha anche minacciato di uccidere un altro giornalista americano loro ostaggio, Steven Sotloff.
Intanto i servizi di sicurezza non hanno voluto commentare la notizia che si è diffusa nel weekend appena trascorso secondo cui un sospetto chiave potrebbe essere Abdel-Majed Abdel Bary, 23enne che l'anno scorso ha lasciato la sua casa a Mida Vale, a ovest di Londra e di recente ha pubblicato su Twitter una foto di se stesso mentre tiene in mano una testa mozzata.

L'ambasciatore Westmacott ha detto alla CNN che l'uomo che si vede nel video con Foley è solo uno dei tanti militanti addestrati a uccidere e morire per lo Stato Islamico e centinaia di loro provengono proprio dal Regno Unito.
Westmacott ha spiegato:

"Questo problema va al di là di un orribile criminale. Ben 500 cittadini britannici sono andati in Siria o in Iraq per partecipare alla jihad. E ce ne sono altri ancora che partono dagli altri Paesi europei e questo è un tradimento di tutti i nostri valori. Tutti i Paesi occidentali hanno un numero molto piccolo di persone cui è stato fatto un lavaggio del cervello sufficiente per attrarli a questa causa"

Westmacott ha aggiunto che nel Regno Unito sono stati catturati almeno 60-70 uomini di ritorno dall'Iraq o dalla Siria intenzionati a fare danni nel proprio Paese. L'ambasciatore ha poi chiarito, come aveva fatto anche il ministro degli Esteri Philip Hammond, che la Gran Bretagna è presente al fianco degli Stati Uniti in un ruolo attivo, ma non si può dire che sia coinvolta in un'altra guerra in Iraq e non sta progettando alcuna azione diretta.

Per quanto riguarda il presunto assassino di Foley, dovrebbe essere colui che è conosciuto come il jihadista John, uno dei tre britannici soprannominati dai loro prigionieri John, Paul e Ringo, i nomi dei Beatles.

Assassino boia di James Foley

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