Renzi, dopo l’estate bagnata un autunno di fuoco?

Come recitava nel 1985 il tormentone dei Righeria: “L’estate sta finendo” (ma quando è cominciata?) anche per Matteo Renzi e il suo governo è ora di passare dagli annunci ai fatti.

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Anzi, il premier dovrà dimostrare che i suoi ripetuti “non” (non ci sarà una manovra correttiva, non ci saranno nuove tasse, non si sforbicerà sulle pensioni, non saranno bloccate ancora le retribuzioni dei dipendenti pubblici, non si fermerà l’elargizione degli 80 euro ecc.) sono credibili e che il governo – oltre al nuovo Senato (bollato dal … signorile Roberto Calderoli padre del Porcellum: «siamo passati da una bella merda» arrivata all'inizio «a una merdina, ma sempre di merda si tratta») e alItalicum-Porcellum bis – ha pronte nuove vere riforme per sbloccare la grave crisi economica e portare l’Italia fuori dal guado.

Al di là delle esigenze (spesso esagerate!) mediatiche legate al marketing della politica con tour di ogni tipo nella logica dell’ottimismo, l’impressione è quella di un premier che gira attorno se stesso vorticosamente, più impegnato a rassicurare se stesso (“Dai che ce la fai!”) che a mutare concretamente la situazione del Paese.

Fortuna, poi, che la pausa di Ferragosto ha un po’ circoscritto il tam tam della cacofonia dei massaggi dei ministri e dei consulenti del premier. Ministri, a parte il flemmatico e plumbeo Pier Carlo Padoan, per nulla preoccupati dagli stretti margini in materia di politica economica che i vincoli della nostra finanza pubblica consentono.

Insomma, ognuno la racconta a suo modo, con il premier che lascia correre, tanto sa che decide di testa sua, subordinando il tutto alle linee guida del patto del Nazareno siglato con Berlusconi. Vedremo nel Cdm di queste ore che succederà su nodi caldi quali la riforma della giustizia e lo sblocca-Italia.

Scrive Michele Arnese: “ … le prossime scadenze del governo (l’aggiornamento del Def e la Legge di Stabilità) implicano scelte che si possono pure prendere con il sorriso in bocca ma hanno numeri non rottamabili: bisogna trovare circa 17 miliardi l’anno prossimo di tagli alla spesa o alle agevolazioni fiscali (ovvero più imposte) per proseguire nella mortifera austerità. Per non parlare di una manovra per mettere in carreggiata i conti di quest’anno, nonostante l’ottimismo governativo sulla revisione del Pil che includerà l’economia illegale e il diverso computo delle spese in ricerca”.

Forse (purtroppo) i “non” sbandierati in queste settimane dal capo del governo cadranno presto uno dietro l’altro, come le foglie d’autunno. Un Renzi, dunque, non credibile e non affidabile? Semplicemente il premier dirà che la situazione è cambiata e che così si deve fare: altri sacrifici per non soccombere. Di fronte ai mugugni delle maggioranze silenziose e alle proteste di piazza, Renzi farà spallucce indicando l’unica strada possibile: quella delle urne.

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