Matteo Renzi si tiene ben strette le mille anime del PD

Il messaggio del premier per l'inaugurazione della Festa dell'Unità è l'occasione per delineare ancora una volta la direzione che il PD vuole dare al Paese.

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Si chiamerà ancora Festa dell'Unità, nonostante il giornale fondato da Gramsci sia al momento relegato agli annali della storia del giornalismo: la tradizionale festa nazionale del PD, che quest'anno si svolge a Bologna, è stata l'occasione per un messaggio "urbi et orbi" del premier Matteo Renzi.

Il saluto che Renzi ha voluto rivolgere ai volontari della festa e a tutti gli elettori e simpatizzanti che mangeranno una salamella nel capoluogo emiliano, si riduce alle ultime righe di un comunicato autocelebrativo che magnifica l'azione di governo e ancor più ne delinea le "magnifiche sorti e progressive" per i prossimi mille giorni. Proprio l'orizzonte temporale è uno dei tre punti chiave del messaggio renziano, che quasi sembra voler scacciare dai pensieri degli italiani (e forse anche dai suoi) l'ombra dell'immobilismo, vero o presunto che fosse, del governo Letta:

Ogni tanto qualcuno ci viene a fare la lezione sulle priorità, che noi abbiamo ben chiare. E che riguardano, complessivamente, l’assetto dell’Italia, la sua capacità come comunità di fare fronte agli impegni presi e alle sfide di una competizione globale, alla nostra storia e al futuro di un grande Paese europeo, tanto più nel pieno del nostro semestre di presidenza dell’Unione. È questo il senso dei mille giorni, che i soliti noti hanno voluto leggere come un rallentamento della nostra azione di cambiamento, e invece ne costituisce l’orizzonte, la profondità, l’intensità di un mandato di legislatura

Altra colonna portante della lettera del premier, argomento con il quale apre il suo saluto, è il 40,8% ottenuto alle Elezioni Europee: non sia mai che qualcuno gli ricordi di essere subentrato con un'energica spallata a un governo che disattendeva il mandato degli elettori ("Italia bene comune"), ma che per lo meno aveva un più saldo aggancio con i risultati delle Elezioni Politiche. E' bene sottolineare infatti che i governi, in Italia, si formano dopo le Elezioni Politiche, non dopo quelle Europee. Evidentemente questo lo sa bene anche il premier, quindi meglio mettere un quasi 41% davanti a tutto: con numeri del genere, che siano Politiche o che siano Europee, cosa importa?

Il 40.8 – il più grande risultato da 48 anni – ci ha consegnato una enorme responsabilità. L’orgoglio, certo, di una sinistra, di un partito che sa vincere, e vince. Il più grande partito europeo per percentuali e numero di voti, con un successo anche alle regionali e le amministrative. Ma soprattutto il carico di un mandato, di una missione quasi, affidataci da più di undici milioni di elettori, ma che vale per tutti gli italiani che sentiamo di rappresentare al governo di questo paese.

Ultimo caposaldo del comunicato di Matteo Renzi è l'inclusività. Non si può che essere d'accordo con chi vuole unire invece di disgregare, soprattutto in una fase storica come questa, dove le differenze si acuiscono in tutti i settori della vita pubblica e privata. Certo che però se per "inclusione" si intende comprendere:

[...]le culture che si sono mescolate nell’impasto unico del Pd; quelle della sinistra, della sua tradizione, del cattolicesimo democratico, del liberalismo, dell’ambientalismo

allora vale tutto: includere a 360 gradi è come non includere nessuno.

Per non fare solo il bastian contrario voglio chiudere con un'adesione sincera all'auspicio di Renzi sul futuro dell'Unità:

Abbiamo scelto di chiamare le nostre feste de l’Unità, per dire che questa è casa nostra, una casa aperta, e che il giornale fondato da Antonio Gramsci tornerà a vivere

Sempre che Gramsci sia d'accordo con un'Unità che racconta un'Italia governata da questo centrosinistra.

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