Lodo Alfano, Caretti (UniFi) a PolisBlog: "E' una deroga al principio di eguaglianza"

Sul Lodo Alfano i costituzionalisti si sono divisi tra pro e contro firmando due differenti appelli che accusano o difendono (a secondo dei casi) il provvedimento promosso dal Governo per garantire l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato e ora, al vaglio della Corte Costituzionale.
Tra coloro che si definiscono "vivamente preoccupati" per l’iniziativa dell’esecutivo, c’è il professore ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università di Firenze, Paolo Caretti. Se cerchi su Ibs scopri che ha scritto, dal 1998 ad oggi, ben otto libri tra manuali e saggi di diritto (mica romanzi!) usatissimi nelle facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche di tutt’Italia.

E così, se chiedi a Caretti di spiegarti la sua opinione sul Lodo Alfano, lui comincia col dirti che in realtà, "la legge n.140/2003 (c.d. Lodo Schifani, ndr) aveva già tentato di introdurre per le cinque più alte cariche dello Stato (Presidenti delle Camere, Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e Presidente della Corte costituzionale) la particolare guarentigia, rappresentata dalla improcedibilità nei loro confronti, e per tutta la durata della carica, per reati comuni riguardanti fatti anche precedenti l'assunzione della carica, con conseguente sospensione dei processi in corso".

Ma per questa parte, la legge 140 era stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta (sent. n. 24/2004) "in quanto – chiarisce il professore a PolisBlog - la guarentigia in essa prevista, a causa della sua automaticità, risultava lesiva del diritto di difesa degli interessati, dei diritti delle altre parti del processo, nonché per aver disposto un identico trattamento per soggetti disciplinati diversamente dalla Costituzione". Ora il cosiddetto Lodo Alfano ripropone la stessa guarentigia, “eliminando alcuni dei vizi allora rilevati dalla Corte. Ma – sostiene il docente dell’Università di Firenze - ne restano altri forse ancora più gravi".

Quali? "Tale guarentigia è certamente una deroga al principio dell'eguaglianza di tutti davanti alla legge, che non è prevista neppure per i reati cosiddetti funzionali, cioè compiuti nell'esercizio delle funzioni cui sono preposti i soggetti richiamati: con la conseguenza paradossale che mentre per questi reati sono previsti appositi giudizi, per altri reati comuni (di qualunque entità e gravità) scatta un'assoluta improcedibilità". Deroghe al principio di eguaglianza davanti alla legge ("principio cardine dello Stato di diritto") – aggiunge – "possono eccezionalmente essere previste a tutela di interessi di particolare rilevanza costituzionale (così come previsto per i parlamentari), ma devono trovare la sede della loro disciplina direttamente nella Costituzione e non in una semplice legge ordinaria".

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