Renzi, avanti tutta sulla riforma del lavoro? Sì, ni, no …

Il premier Renzi procede su un copione preciso: non vuole essere bacchettato da nessuno né in Italia e né fuori e al contempo bacchetta, specie sull’Europa e sui sindacati ben sapendo che questo porta consenso.

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Dice l’editorialista Antonio Polito: “ Renzi deve però stare attento e valutarne le conseguenze. Finchè resta retorica è accettabile e lo ha fatto anche Hollande, il quale per anni ha dichiarato che bisognava dre basta all’austerità. Quando però è arrivato il momento delle decisioni, il presidente francese ha licenziato il ministro dell’Economia Arnaud Montebourg e si è rimesso in scia di Berlino. La conclusione viene da sé”.

Appunto. La domanda è una sola: L’Italia è oggi in condizioni – di debito e di crescita – per poter fare la voce grossa? La risposta, anche qui, è fin troppo semplice, desolatamente negativa. E’ fuor di dubbio che l’Italia oggi ha un gap di competitività (specie nei confronti della Germania) e deve ridurre il costo del lavoro incoraggiando le imprese ad assumere e nel contempo produrre un forte salto di qualità complessivo. Un passaggio importante sarebbe stato (anzi, lo è tutt’ora) quello di abbattere il costo dell’Irap per le imprese.

“E’ questa una via per rendere le nostre aziende più competitive – aggiunge Polito – nel panorama internazionale, introducendo inoltre i mini-jobs come in Germania. Renzi ha sprecato 10 miliardi con il bonus da 80 euro nel tentativo, fallito, di rianimare i consumi interni”.

Renzi, a questo punto, spinge l’acceleratore per la riforma del mercato del lavoro, ritenuta assolutamente prioritaria, ben sapendo che è una bomba ad orologeria in grado di spaccare il Pd e di trovarsi il muro della Cgil. Allora?

Risponde l’ex ministro Mario Mauro presidente dei Popolari per l’Italia: "Le grandi riforme, che il governo Renzi potrà fare anche con l'aiuto di Forza Italia, sono scuola, fisco e giustizia. Il lavoro è all'interno di tutto ciò". "Toccare la questione del lavoro - ha aggiunto Mauro - implica una strategia attraverso la quale far tornare competitivo il Paese, ma se non avessimo la riforma della giustizia, del fisco e della scuola, qualsiasi misura sul lavoro si rivelerebbe inefficace, perchè non tornerebbe competitivo il Paese rispetto al contesto continentale". "Il governo - ha proseguito Mauro - è al crocevia di nodi ineludibili. La questione della scuola, che proprio Renzi ha indicato fin dal suo discorso d'esordio come dirimente per il futuro del nostro Paese, è una delle questioni cruciali. Non dobbiamo dimenticare cosa abbiamo alle spalle: siamo stati l'unico Paese in Europa e forse al mondo ad aver fatto quattro riforme della scuola in poco meno di vent'anni, riforme dette e mai realizzate perchè sono mancati i decreti attuativi. Il risultato è che l'apparato della scuola è rimasto sostanzialmente uguale e oggi abbiamo meno diplomati e meno laureati di vent'anni fa. Questo è gravissimo. La scommessa di Renzi è da prendere sul serio e da supportare con risorse adeguate - ha concluso - Non c'è da aver paura nel considerare superato lo schema pubblico-privato".

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