Israele: Netanyahu progetta una nuova città per coloni in Cisgiordania

News Houses Are Built In The Jewish Settlement Of Ma'ale Adumim

Le forze militari di Israele stanno per proclamare come "aree demaniali" circa 400 ettari di terreno in Cisgiordania, tra Betlemme e Hebron. Inoltre, secondo un piano approvato due mesi fa, il governo di Tel Aviv ha dato il via libera all'edificazione di una nuovo centro abitato, che si chiamerà Ghevaot (colline). La città-colonia sarà ubicata sempre in Cisgiordania e rappresenterà un omaggio alla memoria dei tre ragazzi ebrei uccisi, lo scorso giugno, da una cellula di Hamas.

Questa decisione non poteva non sollevare molte polemiche: si tratta del più grande esproprio di terreni verificatosi in Cisgiordania negli ultimi 30 anni. A fare clamore è stato anche il modo in cui il premier israeliano, Benjiamin Netanyahu, ha rivendicato la nuova offensiva colonica. Non si è limitato, infatti, a presentarla solo come una reazione per l'uccisione dei ragazzi (cosa comunque illegittima per il diritto internazionale), ma ha anche aggiunto che "Israele non rinuncerà mai alla colonizzazione della Cisgiordania perché qualsiasi ritiro consistente sarebbe un suicidio nazionale". (Via Agi).

Le reazioni palestinesi non si sono fatte attendere. La dirigente dell'Olp, Hanan Ashrawi, ha detto chiaramente che Tel Aviv "vuole cancellare dal terreno ogni presenza palestinese". Non meno tenero il commento Yariv Oppenheimer, leader del movimento progressista israeliano Peace Now, che ha dichiarato: "Israele dimostra di non essere un partner di pace". Secondo l'organizzazione pacifista, inoltre, l'insediamento di Ghevaot riceverà nei prossimi anni un impulso fortissimo, tanto da arrivare a comprendere migliaia di unità abitative.

Nel governo israeliano si è levata una sola voce contraria, quella del ministro della giustizia Tzipi Livni. Quest'ultima, non nuova a prese di posizioni contro le scelte del primo ministro e dell'ala nazionalista dell'esecutivo, ha dovuto però ammettere la sua impotenza rispetto al progetto di confisca dei terreni. E tale ammissione rispecchia perfettamente gli attuali equilibri politici ad Israele.

Le componenti più progressiste della maggioranza e dell'opposizione non hanno molta voce in capitolo in questo momento. Dopo lo spietato attacco militare a Gaza, Netanyahu vola nei sondaggi insieme al suo partito: il Likud. Forte del grande consenso interno, l'attuale premier ha anche fatto sapere che tornerà a candidarsi alla presidenza (per la quarta volta) fra tre anni.

Il virulento intervento a Gaza ha permesso a Netanyahu di accreditarsi come leader della coesione nazionale. Anche l'elettorato centrista si sente in sintonia con lui, mentre a fare il pieno dei voti ultra-conservatori c'è il partito di governo Focolare Ebraico. Tale formazione, alleata di ferro del premier, ha come ragione sociale quella di fare gli interessi dei coloni. Nel giugno del 2013, il suo capo Naftali Bennett, attuale ministro dell'Economia, è arrivato perfino a dichiarare che "l’idea di uno stato palestinese ha raggiunto un punto morto. Non c’e’ stato mai tanto tempo investito in qualcosa di così privo di senso".

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