Non è la guerra dell'acqua. Fontanelle romane vietate ai rom

Non siamo alla guerra mondiale dell’ “acqua”, come paventava giorni addietro in una intervista a La Stampa l’ex presidente dell’Urss Michael Gorbaciov.

Siamo alla battaglia capitolina delle fontanelle. Che al quartiere Talenti di Roma, (quartiere pieno di scritte neofasciste sui muri) come scrive Gioia Salvatori su l’Unità, vengono vietate ai rom dal presidente del IV municipio capitolino Cristiano Bonelli.

“Sì – dice orgoglioso il minisindaco del Pdl, ex destra sociale poi An e militante nel Fronte della gioventù – ho chiesto all’Acea di chiudere le fontanelle pubbliche che attirano i rom che danno fastidio a residenti e commercianti. Se decoro, igiene e sicurezza mi vengono domandate dai cittadini, io devo dare una risposta alla mia gente. Avrei fatto chiudere le fontane anche se fossero stati giapponesi o sudamericani a dare fastidio. Invece sono rom. Andranno in qualche altra fontana a prendere l’acqua, tanto sono nomadi, si spostano no?”.

Razzismo? “Quale razzismo! – contrattacca Bonelli – Se l’acqua è un bene di tutti, ho fatto chiudere le fontane perché la usavano solo in pochi”.

Una volta si diceva che l’acqua non la si nega nemmeno a un cane. La punta (solo una punta?) di razzismo qui c’è. Come c’è il problema dei residenti che non vogliono gente “sporca”, che “disturba”, pronta a “sfilarti” il portafogli.

Al di là degli slogan che una parte e l’altra si rinfacciano, il nodo non si scioglie così facilmente come sembra. Ci ha provato a Bologna anche Cofferati. E altri sindaci di vario colore politico. Pochi o nulli i risultati.

Allora? Resta il “buon senso”. Se un decreto non l’ha già messo fuorilegge.

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