I Conti dormienti come il cappotto di Napoleone: quei soldi non basteranno per Social card, vittime dei crack e azionisti Alitalia

Ricordate la scena del film Miseria e nobiltà in cui Totò viene incaricato di impegnare un cappotto per ottenerne in cambio una quantità esagerata di prodotti alimentari e danaro, tanto che lui alla fine si chiede se quello nel fagotto non sia per caso il cappotto di Napoleone?

Bene, la stessa cosa è successa con i Conti dormienti, dai quali il ministro Tremonti contava di ricavare un autentico fiume di euro, sufficienti per finanziare la Social card, le vittime dei crack finanziari (Cirio, Parmalat, bond argentini...) e gli azionisti Alitalia. Ogni volta che si trovava davanti ad una spesa imprevista, il ministro faceva riferimento al contenuto dei Conti dormienti, col quale si sarebbe colmato ogni buco finanziario.

Una riedizione della finanza creativa 2.0 che però, come già successo con altre trovate geniali, non ha fatto i conti con la realtà. La Stampa di oggi descrive un “tesoretto” stimato in 1,8 miliardi di euro, secondo un conteggio provvisorio del ministero dell'Economia. Un cifra di per sé non modesta che però dovrebbe bastare (e che invece non basterà) per garantire 40 euro al mese a 1,3 milioni di poveri; indennizzare i risparmiatori colpiti dai crac finanziari; risarcire i piccoli azionisti Alitalia.
Rispetto a quest'ultimo capitolo, dall'articolo si evince un dato piuttosto interessante: serviranno 658 milioni di euro (pubblici) per risarcire azionisti e obbligazionisti di Alitalia.

Il giornalista si è sbagliato, vero?


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