Renzi, i contenuti inesistenti e la comunicazione ipnotica

Renzi il riformatore nega l'essenza stessa della parola "riforma", fin qui sbandierata come panacea di tutti i mali, e parla dei "politici" come se lui fosse altro. Ecco il suo "patto" per la scuola: un ipnotico gioco delle tre carte

Matteo Renzi deve aver confuso la politica con qualche altro campo di applicazione di tecniche di rimestamento della parola nel patetico tentativo – leggasi: certezza – di convincere l'altro della correttezza delle proprie posizioni.

Non c'è altro modo per definire la sua presentazione della riforma della scuola. Anzi, no, non

«l'ennesima riforma»

dice Renzi in persona mentre qualcuno aggiusta continuamente l'inquadratura e il microfono ogni tanto va in picco.

No, chiamiamolo

«patto educativo»,

esorta il giovane Renzi.

«Abbiamo un anno di tempo per rivoluzionare la scuola»

dice ancora il premier-sindaco: una capriola nel discorso. Una tipica frase vuota di senso e significato e senza soggetto. Abbiamo chi? A chi è rivolto questo plurale? Rivoluzionare? E perché? E da quando le rivoluzioni vengono dall'interno della politica? Non è mai successo nella storia. E perché un anno di tempo? Chi lo ha deciso, chi ha stabilito questa scadenza? Non c'è risposta a queste domande. È solo una patetica tecnica comunicativa.

Subito dopo, Renzi parla dei

«politici»

in senso denigratorio, ovviamente. I politici che di solito mettono la scuola come ultima ruota del carro. I politici da cui il Presidente del consiglio, ancora una volta, prova a chiamarsi fuori, come se lui fosse qualcos'altro. Qualcosa di diverso. Anzi, di meglio. Lui è meglio dei «tromboni», dei «soloni», dei «gufi» e dei soliti «politici».

E improvvisamente, eccolo lì il proclama per i titoli di giornale:

«è la scuola il cuore di tutto».

Ma come. Non era il Senato, il cuore di tutto? Se era la scuola, perché non è stato quello il primo ambito in cui si è messo al lavoro Governo Renzi? E cosa c'entra la scuola con le riforme strutturali? (Già che ci siamo, qualcuno dovrebbe spiegarci anche cosa c'entri il Senato, con le riforme strutturali, ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco, per carità).

Poi la solita sparata: due mesi d'ascolto perché

«ogni studente ci dica insieme alla sua famiglia, ai suoi amici, alle sue associazioni di che cosa vuole parlare nella scuola italiana».

Una meravigliosa chiamata alla partecipazione, una

«campagna d'ascolto. Ci interessa l'opinione di tutti, nessuno si senta escluso»

Renzi passa con disinvoltura dal tu al noi al voi, nel video così come nella letterina d'accompagnamento.

Dice tutto e il contrario di tutto e intanto fa quel che si fa quando non c'è contenuto: tenta di ipnotizzare l'ascoltatore, di fare il gioco delle tre carte, di spostare l'attenzione da un tema all'altro, di farci credere che sia giusto che siano gli studenti, a decidere i programmi. Una panzana indicibile, perfetta per il popolino. Ci manca solo che in questa disastrata scuola italiana le scelte dei programmi vengano effettuate così. Ma Renzi lo sa benissimo, che non sarà così, e che però è fico dire il contrario, suona bene.

Come per il Senato, appunto – e ce ne vuole ancora, prima che la riforma costituzionale sia esecutiva, anche se a questa "nuova" classe politica piace far finta che forma e sostanza, in tema di riforme costituzionali, non coincidano. E nessuno ha ancora saputo spiegare quali siano i vantaggi della riforma che ancora non c'è – adesso c'è la scuola. Domani sarà qualcos'altro.

Il fatto che Renzi stia ricorrendo a questi mezzi non deve far pensare che sia ancora sicuro di sé. Che il premier sia diventato nervosetto, quest'estate, lo si è visto fin dalla conferenza stampa del 13 agosto a Milano, quella in occasione della visita ai cantieri dell'Expo 2015 in cui ha farcito le sue risposte a chi osava fargli domande con i consueti sfottò.

Intanto il sito, passodopopasso, è lì. Imbarazzante e agiografico, a futura memoria. Quello non potrà ipnotizzare nessuno, e potrebbe trasormarsi in un boomerang. Sempre che nel magico mondo dei giornalisti ci si ricordi tutti, ma proprio tutti, di fare il nostro lavoro e di non accontentarci di proclami e comunicati stampa ufficiali.

Matteo Renzi

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