Brunetta: “In Costituzione un tetto alla pressione fiscale”

Il presidente dei deputati di Forza Italia, scatenato sui social network, vuole inserire un tetto al monte delle tasse e critica le incongruenze del Governo Renzi

La proposta di Renato Brunetta arriva al termine di una 24 ore di intensa comunicazione da parte del presidente dei deputati di Forza Italia, dopo aver messo, com’è nel suo stile, un po’ di pepe nel suo intervento a InOnda su La 7, il grande provocatore ha lanciato su Twitter – in uno dei 18 (!) fra tweet e retweet postati nelle ultime 24 ore – l’ex ministro della Pubblica Amministrazione ha lanciato la sua proposta:

Bersaniani propongono di togliere il pareggio di bilancio dall'art.81 della Costituzione? Noi proponiamo l'introduzione del tetto alla pressione fiscale.

Nel tweet è stato citato come destinatario il suo compagno di partito Dario Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera che aveva annunciato questa mattina l’intenzione di proporre un emendamento per introdurre il tetto costituzionale alla pressione fiscale nella discussione alla Camera sulle riforme costituzionali.

Ad attaccare il premier, con la consueta aggressività, Brunetta aveva cominciato già ieri con alcuni tweet sulla scuola (Curiosi di sapere costi, coperture e modalità assunzione 150.000 precari scuola a sett 2015.Non servono 136 pagg, basta un tweet) e sui mille giorni (Altro che 2017, i #millegiorni non ci sono. Il paese ha bisogno di riforme economiche subito, tutto il resto è annuncite).

Non serviva certo Brunetta per mettere in bella evidenza le incongruenze del governo Renzi, ma sugli annunci fatti ieri dal premier Matteo Renzi e dal ministro Marianna Madia l’assist era troppo ghiotto:

In queste ultime 6 ore il governo sembra essere in stato confusionale, se possibile più del solito. È di oggi il grande e tanto atteso annuncio del presidente del Consiglio, Renzi, dell'assunzione, a settembre 2015, di 150.000 precari della scuola. Sempre di oggi la dichiarazione del ministro Madia sul blocco dei contratti di 3 milioni e mezzo di pubblici dipendenti. Con affermazione, sempre da parte del ministro della Pa, che si preferisce dare 80 euro a 11 milioni di italiani a medio-basso reddito, compresi i dipendenti pubblici, piuttosto che rinnovare i contratti, bloccati ormai da 5 anni. Le due cose sono in netta contraddizione tra loro, in quanto 150.000 nuovi insegnanti non sono altro che nuovi 150.000 pubblici dipendenti, cui verrà applicata, stando alle parole di Renzi, la meritocrazia e non scatti automatici di carriera. Viva il merito, dunque. Solo che gli 80 euro sono stati e continueranno ad essere una mancia elettorale e non il corrispettivo di un rinnovo di contratto o un incentivo alla produttività. Se non è confusione mentale questa...

Secondo Brunetta per smascherare “l’annuncite” del governo Renzi è sufficiente fare un breve passo indietro:

Ma ci siamo già dimenticati cosa è successo poco più di un mese fa con gli esodati, sempre nel settore della scuola, su 'quota 96', quando si disse che non si possono finanziare nuove spese facendo ricorso al pozzo senza fondo della Spending review?

Enrico Letta Government To Face Confidence Vote

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