L'Aquila, il balcone che crolla, i divieti e lo stato d'emergenza

Ancora una conseguenza di decisioni prese in nome del "fare" nel capoluogo abruzzese, dove Berlusconi e Bertolaso allestirono il loro più grande show. E dove, soprattutto, si impose un modello di gestione del potere

Crolla un balcone in una delle new town dell'Aquila, quelle del progetto C.A.S.E., con appartamenti costati più o meno 2700 euro al metro quadro, costruiti in fretta e furia dopo il terremoto del 6 aprile 2009. E si legge, qua e là, nelle rassegne stampa, il termine shock.

A chi si è occupato di quei tristi accadimenti e della velocità con cui il modello degli uomini del fare Berlusconi-Bertolaso (oggi ce ne sono altri, di uomini del fare, ugualmente "esperti" nelle tecniche comunicative, mi si concedano le virgolette) piombò sul capoluogo abruzzese terremotato, non può che scappare un sorriso amaro.

Primo, perché lo shock non è di adesso. È di allora. Ed è solo grazie allo shock e a tutto quel che comporta che gli uomini del fare poterono agire sostanzialmente indisturbati: il metodo dell'epoca – si sa, poi le tecniche si evolvono – era quello della decretazione dello stato d'emergenza attraverso il Dipartimento di Protezione Civile, per poter governare in regime di sospensione del normale vivere democratico, a colpi di decreti e di ordinanza.

Secondo, perché da quando tutto è shock, nulla è shock.

Terzo, perché interessarsi alla questione dell'Aquila due o tre volte l'anno (in occasione dell'anniversario del sisma e quando c'è qualche nuova magagna, di vario genere) è tutto fuorché shock. È ipocrita.

L'Aquila, l'ordinanza di divieto d'accesso ai balconi

Ordinanza divieto d'accesso ai balconi

Ora, come molte delle scelte prese in regime di stato d'emergenza, L'Aquila deve fare i conti con l'arroganza dei decisori che, per la prima volta nella storia della gestione post-sismica in Italia, hanno preso delle decisioni permanenti anziché temporanee.

Le palazzine del progetto C.A.S.E. (acronimo capolavoro di quella comunicazione vuota di contenuti ma efficace nella forma, che sta per Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili) sono una di queste scelte: hanno trasformato L'Aquila in una specie di ciambella dal centro rarefatto, offrendo sistemazioni supercostose per le casse dello stato e, soprattutto, definitive nel consumo del territorio. Su di esse sono stati sollevati dubbi di ogni genere. Dopo.

E con il crollo del balcone in quel di Preturo, uno dei 19 siti di new town, arriva anche una surreale ordinanza del sindaco Massimo Cialente (sempre lui: è stato rieletto, nel frattempo, e ad una tripletta di minacce di dimissioni o di dimissioni rassegnate, è sempre seguito il ritiro delle medesime), che vieta, in 22 palazzine del progetto C.A.S.E., di utilizzare i balconi, appunto. E di sottostare nelle aree sui quali i balconi insistono.

Questa è solo una delle eredità delle decisioni prese dagli uomini del fare: lo stato d'emergenza si porta appresso divieti, esasperazione dell'istituzionalizzazione, ordinanze e nuovi crolli.

Vietato sostare sotto i balconi e uscire sui balconi

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