Saviano, le minacce dei camorristi, l'ipocrisia dei politici

La cosa che colpisce, nella vicenda di Roberto Saviano, è la straordinaria capacità dei nostri politici di usare paroloni, promettere mirabili riforme, assicurare che "lo Stato farà la sua parte", "non lasceremo solo un valido scrittore", "noi siamo con lui", "l'Italia ha bisogno di lui".

Ora, al di là dei formalismi e delle frasi di circostanza, sarebbe opportuno ricordare qualcosa. Per esempio, che la mafia vive anche di segnali, di messaggi lanciati dal mondo politico, economico, imprenditoriale. Bene, direte voi, allora fanno bene quelli che difendono Saviano, perchè implicitamente dicono alla mafia che lo scrittore è circondato da valenti amici e sostenitori. Purtroppo, la questione è un pò più complessa.

Prendiamo, ad esempio, il famoso "papello" di Totò Riina, vale a dire la famigerata lista di richieste che il boss mafioso voleva vedere realizzate per interrompere gli attacchi contro lo Stato agli inizi degli anni '90. Gran parte delle richieste dei mafiosi sono state realizzate, come raccontammo un pò di tempo fa: il 41 bis è stato indebolito, le carceri di Pianosa e dell'Asinara sono state chiuse (anche se il pieddino Lumia ha proposto di riaprile, speriamo che la sua richiesta abbia un seguito concreto), le leggi sui pentiti sono state depotenziate e rese meno efficaci di quanto non lo fossero in passato. Si è cercato anche di stravolgere la legge Rognoni-La Torre sui beni confiscati ai mafiosi. Resta, solo soletto, l'abolizione dell'ergastolo per i boss mafiosi. Che in effetti qualcuno ha cercato di modificare:

"Nel 2006 [...] l'avvocato ed ex deputato di Rifondazione, Giuliano Pisapia, incaricato di riscrivere il codice penale dal ministro Mastella, annuncia l'abolizione dell'ergastolo. [...] (Nel 2007) Luisa Boccia del Prc presenta un ddl per abolire il "fine pena mai". I sottosegretari Manconi dei DS e Cento dei Verdi sono d'accordo, così come i DS Calvi e Marcenaro."
(tratto da "Mani Sporche" di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, pagina 739)

Fortunatamente, non se ne fece nulla, anche per l'opposizione del centrodestra. Ma nulla esclude che la fine del "fine pena mai" venga riproposta in questa legislatura.

Per concludere, ecco un piccolo estratto che dovrebbero far riflettere:

"La giunta di Comiso ha deciso: il nome "Pio La Torre" non piace ai cittadini del comune del ragusano, quindi si torna all'antico, cioè a quel "Vincenzo Magliocco" con cui lo scalo fu fondato negli anni '30." [...] Il neo sindaco di Alleanza Nazionale, eletto a giugno, Giuseppe Alfano si giustifica: "Non vogliamo mettere in discussione la figura e gli straordinari meriti di La Torre, ma riteniamo più giusto conservare una denominazione che fa parte da più di mezzo secolo della memoria collettiva della città"."
(tratto da Repubblica.it)

Come spesso accade in Italia, lo Stato si costerna, si indigna, si impegna ma poi, inesorabilmente, getta la spugna con gran dignità:

Foto: Thomas Roche da Flickr

  • shares
  • Mail
13 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO