Referendum indipendenza Scozia 2014 | Sondaggi: Indipendentisti al 51%

Campaigning Enters Its Final Two Weeks In Scotland

Il 18 settembre, giorno del referendum sull'indipendenza della Scozia, si avvicina. Per la prima volta i sondaggi danno in testa il fronte del sì, previsione che fa tremare i polsi al premier inglese David Cameron. Secondo una rilevazione di YouGov, realizzata per il Sunday Times, gli elettori scozzesi intenzionati a separarsi dalla Gran Bretagna, dopo 307 anni, sarebbero oggi il 51%.



Così nell'ultimo mese i secessionisti hanno guadagnato ben 10 punti. A questo punto, a dispetto delle previsioni ottimistiche del comitato del sì, sarà battaglia all'ultimo voto e anche l'affluenza alle urne avrà il suo peso.

Esulta Alex Salmond, capo del governo scozzese e artefice del referendum. L'esponente del Partito Nazionale, preso atto degli ultimi dati, ha dichiarato con soddisfazione: "Ho sempre pensato che potessimo vincere, i sondaggi sono molto incoraggianti". Inoltre a rassicurarlo ulteriormente sull'incisività della sua campagna referendaria ci sono altri due motivi.

Innanzitutto bisogna ravvisare il vistoso incremento di iscritti nelle liste elettorali, cosa che dovrebbe agevolare il fronte del sì secondo gli analisti. In secondo luogo, c'è il significativo spostamento nelle intenzioni di voto degli elettori laburisti: si stanno lasciando influenzare da un rinnovato clima di orgoglio nazionale.

Il governo di Londra ora teme le urne. Fino a qualche settimana fa, Cameron si diceva certo della vittoria del no e minimizzava il rischio dell'indipendenza. Secondo il primo ministro britannico, chi si dimostrava favorevole alla secessione lo faceva solo per apparire "leale" con la causa scozzese. In realtà, però, nel segreto della cabina elettorale, avrebbe poi scelto di rimanere sotto la solida protezione della corona britannica.

Con la pubblicazione dei nuovi sondaggi, Downing Street ha deciso di cambiare strategia. Cameron, in accordo con il Cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osbourne, offre ora maggiore autonomia fiscale alla Scozia, in cambio della permanenza nel Regno Unito. Inoltre, il ministro delle finanze ha anche ricordato ad una trasmissione della BBC che, a differenza di quel che va dicendo Salmond, "l'Inghilterra non condividerà la sterlina in caso di secessione dal Regno Unito".

Con questa affermazione, il ministro conservatore inglese ha toccato uno dei punti deboli dei secessionisti. Questi, infatti, insistono nel dire che la sterlina sarà conservata. Invece, l'unione monetaria con l'indipendenza non sarebbe di fatto garantita, e se anche lo fosse come potrebbe la Scozia adottare una moneta governata dalla Bank of England?

C'è poi un altro argomento sollevato dal fronte del sì, a cui Salmond ha dato risposte vaghe. L'indipendenza potrebbe produrre un aumento della spesa pubblica e l'istituzione di frontiere con l'Inghilterra potrebbe mettere in discussione molti posti di lavoro. In che modo sarebbe possibile risolvere problemi così delicati?

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