Renzi, i risvolti politici della “bomba” esplosa nel Pd in Emilia

Come negli anni degli avvisi di garanzia a Silvio Berlusconi si diceva che non devono essere i magistrati a “fare politica” oggi, dopo i vari Richetti, Bonaccini&C indagati per peculato nell’inchiesta “spese pazze”, si dice che non devono essere i pm a “governare” l’Emilia.

bon

La giustizia deve fare il suo corso. Punto. Ma qui interessa il dato politico della questione: i due principali indagati sono due big del Pd renziano, i protagonisti della lotta per le primarie (Richetti ha subito dato forfait) del Pd, porta d’accesso per occupare la poltrona di governatore di una delle principali regioni italiane ed europee, da sempre bandiera e cantiere della sinistra e dei suoi derivati.

E’ vero, la prima riforma della giustizia è la serietà dei politici. E questi (o anche peggiori di questi) politici passa oggi il convento. Indubbiamente fa discutere – come altre volte - il tempismo dell’intervento della magistratura, un intervento che destabilizza le primarie, scuote e azzoppa il Pd, infligge un nuovo pesante colpo alla credibilità dei partiti e dei politici, allarga il divario fra amministrati e amministratori, fra elettori ed eletti, fra base e vertici dei partiti.

Diceva Andreotti che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. La riforma della giustizia è fra le priorità del governo Renzi, punto cruciale del patto del Nazareno. E’ risaputo che la riforma della giustizia impostata dal governo Renzi sotto dettatura di Berlusconi non piace affatto ai diretti interessati. Un esempio, anche se non certo il più eclatante riguarda il taglio delle ferie dei magistrati, imposto per velocizzare i tempi dei processi.

Dice Marcello Maddalena, procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Torino: “ Si tratta di una misura esclusivamente ed inutilmente demagogica, che non apporterà nessun reale beneficio. Il provvedimento non solo ha, ma vuole avere tutta l’apparenza di una misura punitiva nei confronti della categoria dei magistrati che viene in buona sostanza additata al pubblico ludibrio come responsabile della non ragionevole durata dei processi, quando invece la responsabilità è in massima parte proprio della stessa classe politica e di quasi tutti i governi che si sono succeduti nel tempo”. Chiaro?

Perché dunque, al di là della oggettività dei fatti e delle accuse (da dimostrare in regolari e infiniti processi) a carico degli indagati in Emilia, non pensare (anche) a un segnale al Pd, a Renzi e ai suoi disegni di riformare la giustizia facendo ciò che a Berlusconi non fu possibile fare?

Qui non c’è alcuna intenzione né di coprire eventuali magagne degli indagati né di difesa degli stessi cui va riconosciuto un operato serio, forse con il limite di una certa arroganza e spocchia nella gestione del potere e anche superficialità nel considerare di poco o di nessun conto questioni come l’uso di auto blu o un pasto extra.

Comunque la si giri, sul piano politico, si tratta di “turbativa” che inciderà sulle prossime elezioni per il governo dell’Emilia Romagna. A meno che l’inchiesta non abbia scoperto un bubbone così vasto e profondo da non consentire rinvii di sorta. Vedremo. Fatto sta che a poco più di due mesi dal voto anticipato (perché il partitone della “questione morale” è stato costretto alle urne per le dimissioni del governatore Vasco Errani condannato per falso ideologico) l’Emilia Romagna è in fibrillazione mettendo a nudo tutti i limiti della sua classe politica, in primis quella del Pd. Una classe politica “decapitata”?

Risponde il giornalista ex deputato Pd Mario Adinolfi: “ Qui non è un problema di decapitare, ma di un’influenza sempre maggiore in ogni campo da parte della magistratura. E’ su questo fatto che occorre avviare un ragionamento, non si può continuare a immaginare una magistratura che interviene pesantemente e quasi sempre a orologeria. Qui il problema è la decisione di iscrivere nel registro degli indagati i candidati del Pd, gettando il Pd nel caos e rendendo risibili le primarie. Ho sempre detto queste cose quando riguardavano Berlusconi. Sono sempre stato contrario all’idea che Berlusconi potesse essere battuto per via giudiziaria, che la legge elettorale potesse essere scritta dalla Corte costituzionale, che sui temi etici siano i magistrati a fare le leggi anziché il Parlamento”. Bene.

Qui, stavolta, l’innesco della bomba è del M5S. Ma, si mormora, c’è anche lo zampino di qualche piddini anti renziano. Torniamo ai fratelli coltelli? La lezione, al di là dell’epilogo giudiziario, impone un cambio totale di linea, un rinnovamento di modi di fare politica e di nuove leadership, mettendo in lista i protagonisti della società civile, gente che lavora e dà lavoro, non più uomini d’apparato, spesso burattinai fra burattinai più grandi e più potenti di loro.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO