La promessa di Obama: “Distruggeremo l’Is”

Il presidente degli Stati Uniti rompe gli indugi e annuncia una strategia di attacchi aerei per distruggere l’Is. E intanto John Kerry cerca di inglobare nell’alleanza anti-jihadista i sunniti moderati dell’area

Oggi, giovedì 11 settembre 2014, non è un giorno qualunque. A tredici anni dal crollo delle Torri Gemelle, dalla cui polvere è nato un nuovo assetto mondiale post-monopolistico, il jihadismo sembra essere più forte che mai: l’avanzata dello Stato Islamico verso il Mediterraneo, la conquista di città, corsi d’acqua e aeroporti, la sua sorprendente escalation mediatica e “social” hanno spinto Al Qaeda a guardare a oriente e si prospetta all’orizzonte un duello fra le due grandi forze sunnite con un teatro di confronto che potrebbe andare dal Marocco all’Indonesia, dal Caucaso al Corno d’Africa.

Nella notte Barack Obama ha parlato di distruzione dell’Is, quello che è attualmente il nemico numero uno degli Stati Uniti, un pericolo così grande da costringere gli Stati Uniti a ipotetiche alleanze fino a poco tempo fa impensabili, ovverosia con gli storici nemici sciiti degli “stati canaglia” Iran e Siria.

Il presidente Usa ha promesso agli americani di difenderli da eventuali attacchi con una rete di intelligence antiterrorismo a maglie strette. Ma quella annunciata questa notte è una svolta: se le 150 missioni realizzate finora hanno avuto soprattutto motivazioni umanitarie o lo scopo di proteggere cittadini americani residenti nell’area controllata dall’Is, ora gli aerei e i droni Usa bombarderanno.

Dopo settimane in stand-by, l’America ha deciso di avviare una campagna sistematica di attacchi aerei che avrà come obiettivo la distruzione dell’Is in Siria e In Iraq. Niente truppe sul terreno, ma solamente attacchi dall’aria. A dare man forte all’esercito Usa saranno le truppe di ribelli filo-occidentali presenti in Siria e le forze governative irachene.

Il nostro obiettivo è chiaro: depotenzieremo e distruggeremo l'Is con una strategia antiterrorismo ampia e prolungata. Daremo la caccia ai terroristi che minacciano il nostro Paese, ovunque essi si trovino. Questo significa che non esiterò a intraprendere azioni contro l'Isil in Siria, così come in Iraq. Si tratta di un principio fondamentale della mia presidenza: se minacciate l'America non troverete più un rifugio sicuro,

ha detto Barack Obama sottolineando come l’Is non abbia “nulla di islamico” poiché “nessuna religione incoraggia il massacro di innocenti”. Obama ha poi detto che lasciare libertà d’azione all’Is rappresenterebbe “un pericolo crescente aldilà della regione, compreso in territorio americano”.

Sono centinaia i consiglieri di Washington in Iraq e altri 475 si aggiungeranno nei prossimi giorni. L’America guiderà una coalizione di una quarantina di Paesi compresa l’Italia e una decina di altre nazioni occidentali. E il segretario di Stato, John Kerry, sta cercando di inglobare nell’alleanza anche paesi arabi a maggioranza sunnita, per battere gli estremisti – anch’essi sunniti – dell’Is.

Obama ha lasciato intendere che il cammino per arrivare alla distruzione dell’Is sarà molto lungo. Ci vorranno anni, forse tre, e appare scontato che questo nuovo conflitto mediorientale passerà dalle mani del Premio Nobel per la pace 2009 a quelle del suo successore.

President Obama Addresses The Nation To Outline Strategy On ISIS

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