Pd, è questo il partitone “nuovo” di Matteo Renzi?

Nell’indagine per peculato che investe (anche) i due big del Pd emiliano Richetti e Bonaccini il nodo del risvolto politico non è la “quantità” delle “spese pazze” ma la “qualità” di come è intesa la politica, il ruolo del partito, il rapporto fra questo e le istituzioni, la concezione del politico che “tutto può” al di là di regole e leggi e al di là del buonsenso.

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Di fronte alle montagne di soldi rubati da altri politici in questi anni, i 4-5 mila euro in diciannove mesi o giù di lì che i due esponenti istituzionali del Pd avrebbero speso in cene ecc, sono una … miseria.

Chi conosce Richetti e Bonaccini sa bene che non sono persone arricchitisi con la politica ma gente che sgobba e ritiene “normale” usare (anche) le istituzioni per il … fine supremo del “bene” delle stesse, non facendo differenza con il bene del proprio partito e soprattutto con il bene di se stessi, delle proprie carriere ecc. E’ oggi inutile fare confronti con politici, leader e statisti italiani del passato che andavano al lavoro in bicicletta o in autobus, pagavano di tasca propria pasti e pernottamenti e così via.

I partiti (tutti) sono oggi "personali" (poche le differenze fra il Pd di Renzi, FI di Berlusconi, M5S di Grillo), ridotti a colabrodo, macchine elettorali, centri di potere al servizio dei capibastone, a loro volta agli ordini dei vari ducetti e federali sparsi nel territorio. Comanda uno solo e pochi altri fanno da portaordini con i più pronti a eseguire. Non c’è più la selezione dal basso dei gruppi dirigenti e si scala partito e istituzioni per cooptazione, nominati, esclusivamente grazie alle cordate. Le eccezioni confermano la regola.

Le primarie del Pd, buona idea, in pratica sono state sempre una furbata pseudo democratica, una “finzione”, o poco più. Il fattaccio in Emilia Romagna mette a nudo ciò che si sapeva e la conclusione può riservare brutte sorprese al partitone di Renzi, non solo in Emilia Romagna.

Il Pd è così malmesso in tutta Italia. L’ultimo esempio? Viene dalle Marche dove il segretario regionale del Pd Cuomi espelle con un sms dalla stessa segreteria Stefano Cencetti (giovane renziano della prima ora) reo di aver appoggiato la richiesta di primarie di coalizione avanzata dal Governatore (Pd) della Regione Marche Spacca, promotore dell’associazione Marche 2020, strumento visto dai “funzionari” del partito come una trave negli occhi.

Così si torna, come nel gioco dell’oca, alla casella di partenza. Che partito è oggi il Pd di Matteo Renzi?

Risponde Stefano Folli su Radio 24: “A questo punto si vedrà se Renzi, che è sempre segretario del Pd, intende davvero essere un innovatore della politica ovvero se, in modo più prosaico, punta soprattutto a sostituire un gruppo di fedelissimi alla vecchia classe dirigente. Il candidato ritirato è un suo stretto collaboratore e questo è un incidente che può capitare. Adesso però si tratta di rispettare il meccanismo delle primarie, ossia il dogma politico a cui lo stesso Renzi deve la sua ascesa, il principio-cardine dei nuovi tempi. Se il premier accetterà fino in fondo la logica delle primarie e non vorrà influenzarla, in Emilia Romagna potrebbe emergere una figura davvero sganciata dai precedenti meccanismi di potere. Renzi allora non avrà un collaboratore insediato a Bologna, ma sarà stato coerente con se stesso e con la sua stessa filosofia”. Punto.

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