Referendum indipendenza Scozia 2014. Elisabetta II: "Pensateci bene”

Promesse da parte del governo e minacce da parte delle banche.

22.30 - La Regina Elisabetta ha rotto il silenzio e a pochi giorni dal referendum che rischia di sancire la separazione della Scozia dal Regno Unito si è rivolta direttamente ai cittadini scozzesi e ha suggerito loro di “pensare bene” a quale sarà la loro decisione.

Spero che le persone penseranno molto attentamente al loro futuro.

Da Buckingham Palace si affrettano a precisare che la dichiarazione di Sua Maestà è da considerarsi totalmente imparziale e che il referendum è una questione che riguarda soltanto i cittadini scozzesi.

14 settembre 2014 - Mancano ormai pochi giorni al referendum e la tensione è alle stelle. La campagna degli unionisti e degli indipendentisti prosegue a marcia spedita e si cerca in ogni modo di tirare a sé gli indecisi.

Alistair Darling, leader di Better Together, e Alex Salmond, attuale Primo Ministro e forte sostenitore dell’indipendenza della Scozia, hanno partecipato a un dibattito durante lo show di Andrew Marr sulla BBC, tentando le ultime cartucce.

Salmond incita i cittadini a prender parte al referendum, spiegando che questa è “un’occasione che capita una sola volta nella vita”. D’accordo anche Darling, per motivi diametralmente opposti: proprio perchè si tratta di un’opportunità unica, il politico ha ricordato agli elettori che una volta ottenuta l’indipendenza non ci sarà la possibilità di tornare indietro.

Per Salmond le cose sarebbero già fatte, anche se i sondaggi parlano di risultato incerto, di un testa a testa che rischia di risolversi con una lotta all’ultimo voto.

Non contiamo di vincere per un voto. Speriamo di ottenere una maggioranza sostanziale.

E mentre la campagna elettorale prosegue senza sosta, l’apertura dei seggi si avvicina: si voterà per tutta la giornata del 18 settembre 2014.

La controffensiva degli unionisti

Il referendum per l'indipendenza della Scozia si avvicina (si voterà il 18 settembre) e la tensione nel paese continua a salire, soprattutto visti gli ultimi sondaggi che certificano quello che di fatto è un testa a testa tra sostenitori del sì e del no. Quel che è certo è che la campagna indipendentista è riuscita a galvanizzare gli animi, laddove quella legata allo slogan "better together" ha completamente fallito il suo obiettivo, anche a causa di una direzione poco ottimista e fatta più che altre di messaggi atti a spaventare il ceto più debole.

Forse per reazione a questo tipo di messaggi, l'impeto nazionalista e indipendentista si è fatto anche più forte. Il che, in verità, potrebbe portare l'ondata ottimista che si avverte in questi giorni a essere, paradossalmente, sovrastimata: la passione degli indipendentisti si fa sentire, molto meno si sente la, diciamo così, normalità dei sostenitori del no, di coloro che vogliono rimanere all'interno del Regno Unito. E che si limiteranno ad apporre il loro voto sulla scheda. La stessa distorsione potrebbe essere presente anche all'interno dei sondaggi, non sarebbe certo la prima volta.

Sia come sia, il rischio che gli unionisti corrono è troppo alto, ragion per cui i leader dei maggiori partiti nazionali (laburisti con Milliband, liberali con Clegg e conservatori con Cameron) cercano di correre a ripari. Nel modo più pratico e semplice possibile, ovvero offrendo maggiori spazi di autonomia e facendo quelle che sembrano delle vere e proprie promesse elettorali dell'ultimo minuto. Le riporta l'Internazionale:

L’8 settembre Cameron, Ed Miliband e Nick Clegg si sono accordati su un pacchetto di riforme per trasferire alla Scozia una serie di prerogative. L’intero pacchetto, del quale non si conoscono ancora i dettagli, avrebbe un valore di 13 miliardi di sterline. Il piano dovrebbe essere finalizzato entro gennaio e votato subito dopo le elezioni politiche a maggio. Attualmente i finanziamenti alla Scozia e alle altre istituzioni del Regno Unito vengono dati dal ministero del tesoro britannico (...). Con il nuovo piano la Scozia incasserebbe più soldi e avrebbe maggiori autonomie sul fisco, i sussidi per la casa, i fondi per il lavoro e altre tasse, incluse le tasse sui passeggeri aerei e quelle sulle plusvalenze. Un’altra soluzione (...) sarebbe la cosiddetta “devo max”, cioè la piena autonomia fiscale della Scozia. Il parlamento scozzese in questo caso incasserebbe tutte le imposte riscosse in Scozia e sarebbe responsabile della maggior parte della spesa, ma restituirebbe al governo britannico i soldi per coprire alcune spese, per esempio quelle sulla difesa e le relazioni con l’estero.

C'è dell'altro, però. Perché la sensazione è che alla carota si stia affiancando il bastone, alle promesse le minacce. Difficile dire se ci sia o meno una supervisione politica, quel che è certo è che negli ultimi giorni hanno iniziato a circolare le voci di possibili fughe di capitali in caso di vittoria del sì e anche di possibili fughe di intere banche: la Royal Bank of Scotland (banca nazionale fin dal 1700) ha già fatto sapere che sposterà la sua sede a Londra in caso di vittoria del sì ("Esistono una serie di significative incertezze legate al voto in Scozia, che potrebbero impattare sul merito del credito di Rbs. Dobbiamo intraprendere piani di emergenza per le possibili implicazioni sul business di un sì al voto"), stesse dichiarazione sono arrivate da parte Lloyd's Banking Group.

Cosa succederà se vincono i sì, in effetti, è un po' la domanda che tutti si stanno ponendo. Ma è probabile che le minacce da parte delle banche e le promesse elettorali da parte dei partiti non influenzeranno più di tanto sul voto, se è vero, come si legge sull'Herald Scotland, che "fare appello al portafogli degli scozzesi è un po' come cercare di conquistarne il rispetto con le minacce". La Scozia, tradizionalmente di sinistra, vede Londra e l'Inghilterra come una terra ormai preda del neoliberismo. Vuole provare a costruire uno stato social-democratico di stampo scandinavo sfruttando i giacimenti petroliferi del mare del nord, non possono bastare delle vaghe promesse per fare cambiare idea a chi ha questo progetto. Se poi tutto questo sia soltanto un'utopia o meno, è un altro paio di maniche.

John Prescott and Alistair Darling Join The Scottish Labour Battle Bus

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