Renzi, cala la fiducia. Italicum, di nuovo priorità: elezioni in vista?

Perdere quindici punti di “fiducia” in tre mesi con il rischio che il trend negativo precipiti può indurre Matteo Renzi a puntare alle elezioni anticipate ai primi del 2015.

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Non è un caso che nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi con la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro il premier ha puntato sull’Italicum quale priorità nel timing delle riforme, addirittura davanti al ddl Madia sulla Pa.

Il premier e il Pd “resistono” ma non tengono più nei consensi trasversali, cioè perdono sul versante di sinistra e tengono il consenso al centro, almeno fino a quest’area non ritrovi nuovi soggetti politici e nuove leadership di riferimento, come potrebbe avvenire con la Costituente dei Popolari in corso d'opera.

Renzi è fra due fuochi: da una parte le micce riaccese dagli indomabili ribelli del Pd (in testa Bersani e D’Alema) che non accettano l’invito del segretario per una gestione unitaria del partito rifiutando l’ingresso in segreteria prima di un confronto sull’identità e sullo stato del Pd renziano (come dire, discutere se è nato prima l’uovo o la gallina…). Per non parlare della bufera giudiziaria in Emilia; dall’altra la spada minacciosa di Berlusconi che sbatte in viso al premier il patto del Nazareno richiamandolo a fare le “sue” riforme, quella elettorale e quella sulla giustizia.

Ma il peggio viene da fuori, addirittura con le Regioni minacciose per i tagli alla sanità, con i poliziotti pronti al loro primo storico sciopero, con i sindacati decisi a trasformare l’autunno caldo in un autunno esplosivo. Insomma, Renzi e il suo governo sono in mezzo al guado, con un piede nelle sabbie mobili, sono entrati in uno stato di “fragilità politica”: agli annunci non seguono i fatti e le riforme, quelle vere, non fanno un passo avanti, tant’è che la stessa BCE avverte minacciosa: “Italia sempre peggio”.

Di fatto il programma tanto strombazzato è fermo, il governo non gliela fa a fare approvare le sue leggi, costretto all’abuso del voto di fiducia, fin ora 30 volte! Il parlamento dei nominati, figlio di una precedente fase politica (ed elettorale), non si mette platealmente e direttamente contro il governo, ma lo segue di malavoglia e a sbalzi, votandolo a spizzichi e bocconi, dietro minacce.

Questo tran tran ha ripercussioni negative sugli italiani pronti oramai a chiedere il conto a Renzi, che rischia di cuocere a fuoco lento. Ecco perché Renzi ripropone l’Italicum quale priorità.

Dice Luciano Ghelfi del Tg2: “ Innanzi tutto c’è bisogno di un nuovo strumento elettorale, per Renzi significa poterlo usare o quanto meno minacciare di usarlo. Di fronte a una situazione di pantano, si potrebbe anche ragionare su possibili elezioni a inizio dell’anno prossimo. E’ uno scenario che sta in piedi dal punto di vista dei tempi, ma a cui manca una legge elettorale. Andare a votare con il Consultellum sarebbe quantomeno brutto dal punto di vista del messaggio che si manda ai cittadini, perché vorrebbe dire che abbiamo un parlamento che non è nemmeno in grado di riscrivere la legge elettorale”. Chiaro?

Ma Renzi, in pubblico, rassicura e dice agli italiani: “State sereni”. Lo stesso messaggio che l’allora “rottamatore” mandò al premier Letta: “ Enrico, sta’ sereno!”.

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