Nomine di Consulta e CSM, slitta tutto a lunedì: la proroga del disinteresse

Non si trova l'intesa politica sulla nomina dei membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura e dei due giudici della Consulta: la giustizia non interessa a nessuno

Fumata nera.

Questo è il titolo che si potrebbe attribuire all'ultima settimana di lavori parlamentari: sollecitata il 2 settembre scorso dal Quirinale a prendere le "non indifferibili" decisioni sulla nomina dei membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura e i due giudici di nomina parlamentare della Corte Costituzionale, la politica non è ancora riuscita a trovare la quadratura del cerchio.

Due questioni che oramai sono anche parecchio datate: i giudici della Consulta sono cessati dall'incarico il 28 giugno scorso mentre il Consiglio Superiore della Magistratura ha concluso il suo mandato il 31 luglio ma nessuno si è preoccupato (in Parlamento) di nominarne i membri di sua competenza. Nel paese delle proroghe anche il disinteresse per le questioni che riguardano l'amministrazione della giustizia viene prorogato, con una facilità impressionante: Csm e Consulta sono infatti prorogati ad libitum.

Il sollecito di Napolitano è stato forte ma dopo 10 giorni non ha visto alcun risultato se non la "fumata bianca" per le nomine al Csm del sottosegretario all'Economia Giovanni Legnini (524 voti, in corsa per la vicepresidenza dell'organo di autogoverno dei giudici) e Giuseppe Fanfani (nipote di Amintore e sindaco di Arezzo, che ha preso 499 voti).

Nonostante una proroga di un mese e mezzo, il sollecito (quasi un "rimprovero") del Quirinale, la velata promessa lavorare celermente sugli "adempimenti non più indifferibili" oggi è arrivata l'ennesima "fumata nera": tutto rinviato a lunedì, alla faccia del voto a oltranza.

Il nodo sembra essere politico con Luciano Violante (in quota democratica) e Antonio Catricalà (in quota forzista) in prima linea per la Consulta, i quali tuttavia non riescono a raggiungere il quorum dei 2/3 nonostante l'accordo di convergenza Pd-Fi: in questo panorama l'opposizione "dura e pura" del M5s si fa decisamente più "soft", ai limiti dell'indulgente.

A parte un post sul blog di Beppe Grillo dove si denuncia "la spartizione delle poltrone di Consulta e Csm tra PD e FI" i parlamentari pentastellati sembrano non curarsi molto di questi due fondamentali aspetti della vita democratica del Paese (il candidato M5s, scelto tramite consultazione online, è Alessio Zaccaria): nessuna protesta "a oltranza", nessun tetto su cui salire e nessuna aula da occupare, contrariamente a quanto fatto in altre occasioni, nessuna richiesta di apertura del seggio ad oltranza presentata ai presidenti di Commissione e nessuna "minaccia" di ostruzionismo. Nessuna battaglia politica.

Non è la prima volta (contrariamente a quanto scrive Marco Travaglio su L'Espresso del 21 agosto) che il Csm viene prorogato (prorogatio automatica, contrariamente a quanto scrive sempre Travaglio) ma in passato c'era chi, ad esempio i Radicali, aveva denunciato pubblicamente la "violazione del funzionamento costituzionale dovuto" (un tema totalmente dimenticato da chi oggi parla di "Costituzione più bella del mondo"), fino a chiedere l'apertura ad oltranza del seggio, dormendo alla Camera, come ricorda l'ex Senatore Marco Perduca su Twitter.

Altri tempi. Decisamente altri tempi.

Palazzo_della_Consulta_Roma_2006

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