Mogherini e Blair: "In Palestina governo unitario anche con Hamas"

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Federica Mogherini ha incontrato Tony Blair a New York, che oggi è inviato speciale del Regno Unito per il Quartetto per il Medio Oriente. Il nostro ministro, che a breve sarà ufficialmente nominata Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri, ha visto l'ex prmier britannico per discutere della strategia europea in Medio Oriente. Oltre al tema dell'Is, i due, in vista dell'Assemblea generale dell'Onu di domani, hanno affrontato anche la questione palestinese.

La futura Lady Pesc ha detto chiaramente che "l'Unione europea deve avere un ruolo politico nell'ambito del processo di pace tra israeliani e palestinesi". Cosa che non è avvenuta, se non in maniera molto timida, negli ultimi anni. E per favorire un ritorno al tavolo del negoziato, secondo Mogherini, è necessario innanzitutto adoperarsi affinché la Palestina abbia una rappresentanza unitaria.

L'obiettivo, dunque, è quello di arrivare a costruire "un governo di coesione, di unità palestinese, anche con la partecipazione di Hamas". Dello stesso avviso Blair, che ha evidenziato che la cooperazione di tutte le fazioni palestinesi avrebbe una funzione cruciale: scongiurare "la minaccia dell'Is su tutta la regione, anche su Israele e Palestina".

Il governo di unità nazionale in Palestina è nato il 3 giugno scorso. Unione Europea e Washington non si dimostrarono troppo euforici per la scelta del premier Abu Mazen, soprattutto perché non volevano acuire i contrasti con Israele. A tale riguardo, ricordiamo che Benjamin Netanyahu non ha mai fatto mistero della sua più totale contrarietà alla nascita del nuovo esecutivo, invitando la comunità internazionale a non riconoscerlo.

Poi è arrivata l'offensiva di Gaza, che tra i suoi obiettivi aveva anche quello di incrinare l'unità palestinese. E dopo la fine dell'operazione Margine Protettivo, Tel Aviv ha ancora una volta lasciato intendere che non ci sarebbe stata trattativa con Hamas. Tale atteggiamento ha dato i suoi frutti: in questo momento, la fazione islamista e quella di Fatah sono di nuovo ai ferri corti. Le accuse reciproche sono all'ordine del giorno.

Abu Mazen è in difficoltà e i sondaggi lo vedono in calo: l'autorevolezza di un tempo è svanita. Hamas, invece, si è accreditato come soggetto resistente agli occhi dell'opinione pubblica durante l'assedio. Ovviamente, per questa situazione non si possono addossare tutte le colpe all'anziano Presidente dell'Anp. Infondo, dopo mesi di negoziato in cui Israele si è scarsamente impegnata, era riuscito a chiudere un conflitto con Hamas durato sette anni. Tale operazione, salutata negativamente dai media occidentali, poteva invece avere proprio l'effetto di frenare gli islamisti radicali e produrre un recupero di sovranità nella Striscia. Tutto questo, però, richiedeva tempo e una certo sostegno da parte della comunità internazionale.

Ora che Gaza è distrutta e sul campo sono rimasti 2.150 morti (80% civili), l'Unione Europea e Mogehrini puntano all'unità palestinese. La missione appare ardua e richiederà uno sforzo deciso da parte di Bruxelles e della Casa Bianca; e tale sforzo non potrà non passare attraverso un impegno serio nella ricostruzione della Striscia.

Uno stabile governo di coesione in Palestina, come sottolineato da Blair, rimane comunque un obiettivo strategico per l'occidente. A tale proposito, segnaliamo che ci sono frange di Hamas che non disdegnerebbero di allacciare rapporti con l'Is. Il think tank, Gatestone Institute, già a metà luglio, segnalava che Abu Bakr al-Baghdadi, autoproclamatosi capo del Califfato Islamico, sarebbe riuscito a infiltrare diverse cellule di suoi seguaci anche a Gaza.

In questo momento, dunque, la Palestina non va lasciata assolutamente a sé stessa. La situazione nei territori occupati è disperata e la possibilità che l'Is riesca a farvi breccia non va sottovalutata.

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