Ore 12 - Tu quoque, d'Alema?

altroE’ legittimo che, alla vigilia della manifestazione del 25 ottobre, Massimo D’Alema vuol rincuorare la sfiduciata base del Pd e dimostrare l’unità del gruppo dirigente.

Lo fa alla vecchia maniera, tornando al giuoco a “uomo”, dopo aver fallito in quello a “zona”.

L’ex premier ed ex ministro degli Esteri sfodera i vecchi arnesi dell’armamentario propagandistico del Cominform, isolando il singolo personaggio dal proprio gruppo e dal contesto politico, e sferrando un durissimo attacco all'avversario politico, sul piano personale.

Il dubbio sulla correttezza e sull’efficacia della “crociata” del ministro Brunetta sul disboscamento della pubblica amministrazione, è più che lecito. Ma che c’entra l’appellativo di “Energumeno tascabile” affibbiatogli in Tv dal lider Maximo?

Stessa cosa sul premier. Berlusconi sarà esuberante, eccessivo, presuntuoso, iperliberista pro domo sua, mangia comunisti, portatore di conflitti di interessi ecc. ecc., ma perché “faccia di tolla”?

D’Alema usa la tattica “staliniana” del Cominform ma dimentica che né Togliatti, né Longo, né Berlinguer la usarono in Italia contro i rispettivi avversari politici.

Evidentemente, al di là del giudizio di merito su Berlusconi, su Brunetta e sul governo di centrodestra (giudizio non certo esaltante), le esternazioni di D’Alema dimostrano un forte disagio personale e una disarmante mancanza di argomentazioni politiche.

Più che altro, sembra una polemica ad uso interno. La verità è che D’Alema alza i toni per una difesa “d’ufficio” di Veltroni e del Pd.

Ma il Partito democratico, il centrosinistra e la sinistra che non esistono, hanno bisogno di ben altro. La crisi del capitalismo finanziario e della globalizzazione a senso unico aspettano ancora una risposta e una proposta alternativa.

Per D’Alema e per il Pd (e per tutta la sinistra) è più facile la scorciatoia e “aggredire” il “povero” Brunetta.

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