Italia, ambiente e ideologia di governo: perchè è necessario opporsi

da https://www.flickr.com/photos/leon_77/2354968587/, common creativeE' all'ordine del giorno (nei principali quotidiani, come nel nostro blog) da qualche settimana il dibattito e la contrapposizione tra tre modi di fare politica riguardo all'emergenza climatica e all'ambiente: da una parte un tentativo, innovativo anche se debole, dei principali paesi europei di prendere provvedimenti che possano garantire un alleggerimento del problema sempre più incombente (il 20 - 20 -20).

Dall'altra parte abbiamo sottolineato come il governo italiano, in un tentativo di infelice imitazione di Cina e Stati Uniti, si erga a protettore dei propri affari e del proprio inquinamento (come fosse un diritto) portando avanti una posizione anacronistica, autoritaria e ideologica con al centro il dio Pil. Senza aver nemmeno intuito che la strada porterà inevitabilmente a parlare di decrescita, in una realtà caratterizzata da risorse limitate ed enormi problemi energetici (causa, non dimentichiamo, di gran parte delle guerre attuali "per la libertà").

In un tempo di crisi finanziaria e di crisi climatica Berlusconi come al solito ci prova, mettendo in gioco paure contro paure ed offrendo soluzioni folli, come il raddoppio delle centrali nucleari del mondo, soluzioni economicamente e politicamente convenienti ai suoi interessi, e alla dimensione culturale del suo potere. E così il governo ha rilanciato l'atomo introducendo il segreto militare sugli impianti energetici e dichiarandoli aree di interesse strategico nazionale.

Nel frattempo ci stiamo abituando ai conti alla rovescia, in una situazione a metà tra impotenza e attesa: quanto manca allo scioglimento dei ghiacciai, quanto all'esaurimento del petrolio, quanto al riscaldamento terrestre oltre i 2 gradi centigradi, etc. Secondo l'Onu nel 2020 saremo in piena emergenza climatica se non interverranno radicali cambiamenti, sia in termini di riduzione dei consumi sia sotto il profilo delle emissioni Co2. Con questi tempi il ricorso al nucleare risulta ininfluente. Nel caso si una centrale il cui funzionamento sia previsto per 40 anni, occorrono almeno tutti i primi 9 anni per pareggiare l'energia immessa nella costruzione.

Perchè i paesi chiudono le centrali e il governo italiano straparla di aprirne il doppio? Perchè spendere tra i 1000 e i 2000 miliardi di euro per delle pericolose centrali che tra l'altro andrebbero a ridurre di un 5% le emissioni globali e rendendo ingestibile la situazione delle scorie nucleari? Il governo italiano è succube della sua ideologia anacronistica, neoliberista e conf-industriale (qui, la classifica delle città più inquinate in Italia).

Una politica energetica alternativa al nucleare deve essere parte ineliminabile dell'opposizione a Berlusconi, in una battaglia che rompa con il mito della crescita e con un sistema fossile e industriale pesante e destinato a scomparire, come le sue politiche industriali. Spetta alla società civile fare informazione, fuori dagli incroci di interessi privati e globali, ed è per questo la via più responsabile è quella scelta da Greenpeace. Una via radicale ma sostenibile, l'unica che mette al centro veramente le persone e la "salute" dell'ambiente.

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