Il Partito del Fare: in arrivo il movimento di Renzi e Berlusconi?

L'ultima sparata giornalistica va ben oltre le teorie complottiste sul patto del Nazareno.

Renzi e Berlusconi si preparano a varare il loro partito unico? L'ultima sparata giornalistica sembra andare ben oltre anche le più ardite teorie complottiste che riguardano il patto del Nazareno (e che non è detto vadano così lontane dalla realtà), arrivando a prefigurare un movimento messo assieme dal premier e dal leader di Forza Italia, che dopo aver abbandonato al loro destino le rispettive opposizioni interne possono finalmente convolare a giuste nozze tenendosi a braccetto. È vero che in politica non si può mai dire, ma questa sembra più che altro fantapolitica. L'ardita ipotesi arriva da Affari Italiani:

Il progetto - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it - comprende la creazione di un nuovo soggetto unitario nel quale ci sarebbero sia il premier, come leader, sia l'ex Cavaliere. Una sorta di nuova Democrazia Cristiana capace di raccogliere almeno il 50% dei voti e di ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento anche con l'attuale legge elettorale, quella uscita dalla Consulta.

Niente più Italicum per avere un "vincitore certo" (come da ritornello renziano), si fa prima a vincere mettendo assieme due dei tre principali partiti in Italia. Un partito che vale oltre il 50% e che proietterebbe l'Italia dritta dritta in una forma di democrazia plebiscitaria. Sempre stando ad Affari Italiani, c'è anche già il nome, Partito del Fare, un nome post-ideologico che non abbia nessun richiamo né di destra né di sinistra, ma che si rifaccia solo all'efficienza:

Nella nuova Dc anche Alfano con il suo Ncd e i centristi ex montiani di Scelta Civica e quel che resta dell'Udc. Il piano prevede inevitabilmente l'uscita verso sinistra e quindi Vendola della minoranza Pd, i vari Cuperlo, D'Alema, Bersani e Fassina. Allo stesso tempo da Forza Italia se ne andranno quelli che contestano la "finta" opposizione al governo, ovvero Fitto, Capezzone e magari anche Brunetta.

Il partito unico del pensiero unico, la cementificazione delle larghe intese. Ma tutto questo ha un senso? In verità, nonostante le convenienze elettorali possano apparire evidenti, non molto. Prima di tutto, non è affatto detto che un'ammucchiata del genere possa arrivare al 50%, perché unirsi fa perdere voti e quando le unioni sono così strampalate di voti se ne perdono tanti. In più, non è chiaro il vantaggio che ne otterrebbe Renzi, che al momento guida l'unico partito veramente in salute nel panorama italiano e che alle prossime elezioni (sempre che l'Italicum passi) non sembra poter essere messo in difficoltà da nessuno.

In più, perché unirsi con un Silvio Berlusconi ormai nel pieno del declino politico e abbandonare una quantità di elettori del Pd che mai lo seguirebbero su questo terreno? Se il Pd deve rompere, a Renzi conviene che sia attraverso la scissione della minoranza di sinistra del Pd. Infine, una volta varato l'Italicum (con i suoi mille difetti) in Italia ci sarà la certezza dell'alternanza e probabilmente anche della stabilità di governo: se davvero Renzi e Berlusconi volessero spartirsi l'Italia, questa sarebbe la via migliore. E pure le apparenze sarebbero salve.

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